Giulia Schiff resta ufficialmente fuori dall’Aeronautica. L’ex allieva ufficiale, che aveva denunciato episodi di nonnismo, non è stata reintegrata nell’Arma Azzurra. Il Consiglio di Stato, con una sentenza depositata nei giorni scorsi, ha infatti respinto il suo ricorso contro l’espulsione, ritenendolo infondato, e confermato il provvedimento emesso dal Tar del Lazio, condannandola anche a pagare le spese processuali. I giudici di Palazzo Spada hanno confermato così il provvedimento con cui l’Arma Azzurra ha espulso la sergente pilota per “inattitudine militare e professionale“.

Il caso

La 22enne originaria di Mira, in provincia di Venezia, aveva denunciato episodi di nonnismo e sessismo durante un battesimo del volo, che si è tenuto il 7 aprile 2018 a Latina. Le sue accuse sono state anche accompagnate da un video diffuso sui social network dalla stessa pilota in cui si vede che la giovane veniva colpita con circa cento frustate, spinta contro l’ala di un aereo e poi buttata in una piscina.

Per la vicenda Schiff ha chiamato in giudizio davanti al Tribunale di Latina otto sergenti del 70esimo Stormo dell’Aeronautica di Latina, accusati di violenze nei suoi confronti, in un processo che inizierà il 5 novembre 2021. La giovane ha querelato anche l’alto ufficiale, ex consigliere militare dei premier Massimo D’Alema, Giuliano Amato e Silvio Berlusconi e attuale presidente della fondazione Icsa, che si occupa di sicurezza, difesa e intelligence.

Dopo la denuncia, è arrivata l’espulsione dall’Aeronautica.

La sentenza

A giudizio del Consiglio di Stato dalla motivazione con cui l’Aeronautica l’aveva ritenuta non idonea per “inattitudine militare e professionale“, che la giovane allieva aveva ritenuto una ritorsione ai suoi danni, “non emergono elementi atti comprovare un’errata applicazione dei criteri indicati nelle linee guida o un’irragionevolezza della valutazione tecnico discrezionale, con conseguente preclusione di ogni sindacato nel merito” e “la volontà ritorsiva è esclusa“. I giudici di Palazzo Spada hanno respinto quindi le ipotesi di espulsione dall’Arma come ritorsione per la denuncia di Schiff.

Per il Consiglio di Stato non si può parlare di “grave inimicizia” tra Giulia Schiff e l’ufficiale che l’ha giudicata, in quanto quest’ultimo avrebbe solo esercitato il “potere disciplinare a fronte di infrazioni di cui l’appellante non ha mai contestato l’avvenuta commissione“. Ancora: “I fatti oggetto di accertamento nell’ambito di un procedimento penale non possono essere assunti acriticamente come certi nel giudizio amministrativo“.

La giovane pilota non si arrende: proseguirà la sua battaglia legale.