Nicola Gratteri agita le acque all’interno del Partito Democratico. Il procuratore di Catanzaro, re delle inchieste spettacolo sulla ‘ndrangheta, soprattutto se coinvolgono politici, e abile comunicatore nei vari talk-show in tv, ha provocato ‘involontariamente’ mal di pancia fortissimi all’interno dei Dem di Ancona.

Per capire la vicenda bisogna tornare a martedì 13 ottobre, quando nel Consiglio comunale del capoluogo della Marche passa una mozione promossa da Angelo Eliantonio, di Fratelli d’Italia, per conferire la cittadinanza a Gratteri. Un voto che provoca uno strappo clamoroso nella maggioranza, con il capogruppo del Pd Michele Fanesi che si dimette dal suo incarico.

Come ricorda il giornale locale AnconaToday, la mozione di FdI passa con 16 voti a favore, 13 contrati e due astenuti. Un sì che arriva grazie al voto decisivo di due Dem, Mario Barca e Lorenzo Morbidino, di un ex Pd come Tommaso Fagioli e del ‘Verde’ Diego Urbisaglia.

Tra i voti contrari ovviamente quello di Fanesi, che affida a Facebook le sue riflessioni al vetriolo sulla vicenda: “Oggi per la prima volta sono andato in minoranza durante il voto su una mozione di Fratelli d’Italia, nonostante una decisione interna alla maggioranza presa ben 8 mesi fa. Infatti 2 consiglieri del mio gruppo (+ 1 astenuto) e 4 consiglieri dei gruppi alleati (di cui 2 colleghi capigruppo), nonostante la mia dichiarazione contraria e senza dire nulla durante i precedenti confronti di maggioranza, hanno deciso di votare insieme all’opposizione che durante la discussione ha detto velatamente, sintetizzando, che la classe politica ad Ancona fa interessi con la ‘ndrangheta. Ho ritenuto perciò necessario comunicare al gruppo e alla maggioranza le mie dimissioni da capogruppo. La dignità nella vita è più importante del ruolo che si ricopre temporaneamente”.

Oggi quindi c’è stato un primo tentativo di ricucire lo strappo. Lo stesso Fanesi ha sottolineato che i tre consiglieri Pd che non hanno votato seguendo l’indicazione del gruppo “si sono sbagliati a votare” per problemi di coordinamento per via della connessione da remoto e alla chat di gruppo. Da parte sua però Fanesi non ha fatto alcuna marcia indietro sulle dimissioni da capogruppo, nonostante i tentativi dei colleghi di partiti di portarlo ad un ripensamento.