Quel trasferimento non s’aveva da fare. E va rivisto e ripensato, e sarà un’altra commissione del Csm ad occuparsene. È intervenuta la Corte di cassazione a sezioni riunite a riportare un po’ di giustizia in terra di Calabria. Con annessa Basilicata, nel caso del dottor Eugenio Facciolla, l’ex procuratore capo di Castrovillari che, entrato in rotta di collisione con il collega Nicola Gratteri, si era ritrovato un anno fa indagato e prontamente trasferito a fare il giudice civile a Potenza. Strano destino, quello dei magistrati poco allineati con il procuratore di Catanzaro. Il casus belli aveva riguardato, pensa un po’, il sistema delle intercettazioni in Calabria. Il dottor Gratteri pretendeva di centralizzare al suo ufficio quelle di ogni procura di tutta la regione. C’era stata un po’ di rivolta, di cui Eugenio Facciolla era stato protagonista. L’ha pagata cara. Aveva anche presentato esposti contro certi sistemi d’indagine dell’antimafia, che al Csm gli erano poi stati rispediti indietro come boomerang, arricchendo il fascicolo accusatorio che sarà alla base del suo degradante trasferimento, perché «volti a screditare l’operato e la figura dei colleghi della Dda e della Pg da essi delegata per le indagini».

Fatto sta che il procuratore Gratteri comincia anche a indagare su di lui, partendo dall’incriminare per concorso esterno in associazione mafiosa un carabiniere forestale che era stato suo collaboratore. È stato proprio a partire da quelle indagini, che secondo il procuratore generale si erano protratte troppo a lungo prima che le carte fossero passate agli uffici di Salerno, come previsto dalle legge quando i fatti riguardino un magistrato, che si creò la frattura tra Gratteri e il procuratore generale Otello Lupacchini. Il quale aveva protestato e denunciato, quindi anche lui speditamente degradato e trasferito dal Csm a Torino. Chi tocca Gratteri fa una brutta fine, pare dirci l’organo di autogoverno dei magistrati. Del resto, non è lo stesso procuratore di Catanzaro ad affermare con una certa strana soddisfazione in ogni intervista (più o meno una al giorno) che in Italia ci sono almeno quattrocento giudici corrotti? Lui li tiene d’occhio e se può li sottopone a indagini, anche quando sarebbe opportuno spogliarsi in gran fretta di un fascicolo che riguarda un collega, e passarlo alla procura del distretto contiguo, l’unica competente.

La vicenda giudiziaria dell’ex procuratore capo di Castrovillari, uno dei pochi a poter vantare l’assenza del suo nome nelle intercettazioni di Luca Palamara, ruota tutta nel mondo delle intercettazioni. È accusato di essersi fatto corrompere dai titolari di una società per il noleggio di apparecchiature attraverso l’affidamento di un incarico che gli avrebbe fruttato l’omaggio di una scheda telefonica e di un sistema di videosorveglianza davanti al portone di casa sua. All’ipotesi di corruzione, per la quale il pm Luca Masini (quello che aveva i titoli per diventare procuratore di Perugia quando gli fu preferito Cantone) ha già chiesto il rinvio a giudizio, si aggiunge quella di falso ideologico. Nelle prime udienze davanti al giudice per le indagini preliminari il dottor Facciolla si è difeso in modo appassionato. «Il mio è un omicidio professionale», ha detto con enfasi, e poi ha parlato per quattro ore. Dichiarazioni spontanee, ma massima disponibilità anche all’interrogatorio, ha precisato. Non sono un magistrato corrotto, ha quasi gridato, con una certa commozione, contestando punto per punto ogni sospetto. Molti dei quali del resto, i tanti ipotizzati dal procuratore Gratteri, sono già caduti. E ricordando che la Guardia di finanza ha fatto gli esami del sangue a ogni suo conto, spulciando persino l’atto d’acquisto di un’auto del 1990, cioè di quando ancora lui faceva l’avvocato, senza mai trovare alcuna anomalia.

Vittima di un omicidio professionale, vuol dire che la sua toga era d’intralcio. A chi? Al ministro Bonafede, per esempio, titolare dell’azione disciplinare, che la ha esercitata a piene mani nei suoi confronti, portandolo davanti al Csm. Situazione diversa per quel che riguarda un altro soggetto titolare della stessa prerogativa, il procuratore generale presso la cassazione Salvi. Il quale è parso quasi aver preso le distanze quando, su richiesta dell’avvocato difensore di Eugenio Facciolla, Ivano Iai, ha accettato di incontrare l’ex procuratore di Castrovillari e ha precisato che non è dipesa dal proprio ufficio l’estensione dell’azione disciplinare nei confronti del dottor Facciolla. Un punto a favore della difesa, rafforzato dalla decisione di ieri della cassazione a sezioni riunite. E un bello smacco per Bonafede, per il Csm con le sue decisioni frettolose e anche per il procuratore Gratteri.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.