Sia chiaro che non sono un collaboratore, io sono innocente, ma desidero fare il punto su alcuni fatti-reato che possono coinvolgere alcuni magistrati di Catanzaro. Ma poiché questo non pare interessare al procuratore Gratteri, ecco perché vi ho chiamato. Carcere di Opera, centro clinico. Davanti all’avvocato Francesco Stilo, detenuto in custodia cautelare da nove mesi nonostante le gravi condizioni di salute, siedono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Sono competenti per legge a gestire qualunque notizia coinvolga, come eventuali indagati o anche come parte lesa, i magistrati del distretto di Catanzaro.

Il che riporta alla memoria quanto alcuni loro predecessori delle due città si siano accapigliati ai tempi di Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli, e dell’inchiesta Why Not, su cui ha finalmente messo una pietra tombale la cassazione giusto un anno fa, stabilendo che l’ex pm di Catanzaro non fu mai da nessuno perseguitato. Pure quell’immagine di magistrato coraggioso e solo in lotta con i “poteri forti” gli giovò molto fino a portarlo sullo scranno di primo cittadino di Napoli. Chissà se anche dalle vicende di oggi non emergerà un nuovo capitano coraggioso che metterà provvisoriamente la toga in naftalina per dedicarsi alla politica. Il procuratore Gratteri ha già perso il primo treno e non è diventato ministro guardasigilli. Oggi è molto impegnato a costruire il suo maxiprocesso, quello che dovrebbe renderlo più famoso di Falcone.

Quindi si suppone non abbia mai trovato il tempo per ascoltare quel che aveva da dirgli l’avvocato Stilo su fatti che coinvolgevano suoi colleghi. Ma la cosa più grave è che il legale catanzarese in almeno due interrogatori, a partire da maggio, aveva chiesto di poter parlare di fatti-reato che riguardavano le toghe del capoluogo calabrese. Le sue dichiarazioni non erano mai state verbalizzate. Cosa che andrebbe forse anche segnalata al Csm. È capitato poi che un ben giorno la Dda di Catanzaro lo ha sottoposto a un interrogatorio per rogatoria e lui si sia trovato davanti a un pubblico ministero milanese, totalmente estraneo e lontano dalle vicende delle toghe di Calabria, Gianluca Prisco, il quale si è limitato a fare il proprio dovere e ha messo a verbale la richiesta, facendola pervenire ai suoi colleghi di Salerno.

I quali si sono precipitati a Opera, hanno ascoltato e registrato. Di lavoro da fare ne hanno parecchio, il procuratore capo Giuseppe Borrelli e i sostituti Vincenzo Senatore e Luca Marini. Dalla Calabria arriva loro materiale in quantità. Anche non sempre in tempi rapidi, aveva denunciato l’ex procuratore generale Otello Lupacchini fin dai suoi primi scontri con Nicola Gratteri, il quale ha sempre vinto le due battaglie davanti al Csm, fino a quando il suo superiore non è stato spedito a mille chilometri di distanza, in modo che non disturbasse più il manovratore. C’è la vicenda dell’ex procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, già trasferito a Potenza dal Csm e accusato di aver favorito una società di apparecchiature per intercettazioni in cambio di una scheda telefonica e due telecamere posizionate in un parcheggio di fronte al suo portone di casa. Il dottor Facciolla grida la propria estraneità e il suo legale, l’avvocato Ivano Iai, è riuscito a ottenere che nei prossimi giorni venga sentito dal procuratore generale presso la corte di cassazione Cesare Salvi. Il quale ha tenuto a precisare che l’azione disciplinare nei confronti del magistrato calabrese è stata avviata dal ministro Bonafede e non da lui. Una presa di distanza?

Negli ambienti giudiziari calabresi sono in tanti a dire che l’ex procuratore di Castrovillari è una vittima. Proprio come l’avvocato Stilo. Il quale potrebbe aver riferito di notizie a sua conoscenza anche per quel che riguarda un’altra importante inchiesta sui magistrati calabresi, quella del blitz “Genesi” con cui il 15 gennaio scorso fu arrestato il giudice Marco Petrini, presidente della seconda sezione della corte d’appello di Catanzaro e della commissione provinciale tributaria, per corruzione in atti giudiziari. Una vicenda e una personalità singolare. L’alto magistrato, accusato del solito forfait di prebende che piace al circo mediatico, cioè favori, regali e prestazioni sessuali, in un primo momento ha ammesso di essersi lasciato corrompere. È stato posto ai domiciliari, ma poi, pare in seguito a una telefonata con la moglie, ha ritrattato ed è tornato in carcere. Poi si è rimangiato la ritrattazione ed ora è in custodia cautelare domiciliare presso un centro religioso. Proprio ieri la procura di Salerno ha chiesto al Gip di sentire in incidente probatorio il giudice Petrini nell’ambito di un’altra inchiesta di presunta corruzione legata a una famiglia della ‘ndrangheta.

Un’altra bomba sulla magistratura calabrese. Che cosa c’entra l’avvocato Stilo in tutto ciò? E’ una persona informata dei fatti, indagata in procedimento connesso (infatti alla deposizione con i pm salernitani era presente anche il suo avvocato), cioè in quel Rinascita Scott da cui tutto parte e cui tutto viene poi ricondotto. Ma la domanda è: al procuratore Gratteri interessano le notizie sui fatti-reato riguardanti alcune toghe che l’avvocato Stilo ha cercato invano di comunicargli? Lui si sta preparando al grande incontro con le centinaia di suoi indagati che verranno riuniti nella mega-aula del carcere di Rebibbia il prossimo 11 settembre per l’udienza preliminare. Quindi non ha tempo. Ma i pm salernitani si sono precipitati.