Dopo quello che il nazionalismo ha provocato dopo la Prima guerra mondiale, con alcuni milioni di morti, e dopo quello che le sue versioni più estreme (cioè il nazismo, il fascismo, l’antisemitismo portato alle sue estreme conseguenze, cioè fino ad Auschwitz), con molti milioni di morti, sembrava che il mondo e in esso l’Europa avessero trovato un equilibrio che escludeva la riproposizione di quelle aberrazioni. L’istituzione dell’Onu, il piano Marshall, il Patto Atlantico, la stessa divisione del mondo in due blocchi che avevano entrambi il deterrente costituito dalla bomba atomica, l’istituzione dell’Unione europea, il G8-G7, il G20, il Wto, hanno costituito un’intelaiatura fondata su una rete di ammortizzatori destinati ad attutire, ovviamente non a eliminare, le tensioni. Uno degli elementi fondamentali è stato rappresentato dal fatto che le potenze vincitrici, pur dividendosi l’Europa sulla base delle conquiste fatte dai rispettivi eserciti, tuttavia non hanno seguito la linea sciagurata messa in atto a Versailles nel 1919 dalla Francia, dall’Inghilterra, dagli stessi Stati Uniti nei confronti di chi era stato sconfitto, in primo luogo la Germania.

Anzi la Germania occidentale è stata aiutata in tutti i modi dall’Occidente. Per parte sua il totalitarismo comunista ha continuato a sviluppare una politica di potenza, ma essa è stata comunque tamponata dagli Usa e dalla Nato. In seguito a tutto ciò, da un certo momento in poi, abbiamo avuto l’illusione che nazismo, fascismo e, dopo il 1989, anche il comunismo fossero delle aberrazioni, in un certo senso momentanee ed episodiche, che negli anni 30 avevano fatto impazzire la Germania e l’Italia, ma che non erano più ripetibili. La forza di dissuasione costituita dall’evocazione di ciò che era stata la Shoah con 6 milioni di morti sembrava avesse ridotto ai minimi termini i nostalgici dell’antisionismo, del nazismo, del fascismo. Orbene, purtroppo non è più così. È in atto una rottura nella continuità della memoria storica. Forse la recessione, l’immigrazione incontrollata, il terrorismo islamico, l’uso di internet stanno provocando una reviviscenza dei mostri che ritenevamo fossero scomparsi. Emerge in alcune aree dell’Europa, dai paesi nordici alla Germania alla Francia e anche in Italia, una reviviscenza di nazismo, antisionismo e di nostalgia per le lugubri simbologie di quegli anni. A sua volta Putin, che non ha più nulla a che fare con il comunismo, ma che sostiene con tutti i mezzi il progetto imperiale della grande Russia per ottenere questo risultato lavora per destabilizzare l’Europa sostenendo l’estrema destra ovunque emerga, dall’Afd in Germania alla Le Pen a Salvini. A nostro avviso la discussione sull’istituzione della Commissione sull’antisemitismo proposto dalla senatrice Segre al Senato va collocata in questo contesto più generale. Sia per l’esistenza di questo contesto sia perché proposta dalla senatrice Segre noi l’avremmo firmata e votata senza se e senza ma, indipendentemente dal testo che l’accompagna. Dopodiché una volta votata avremmo anche detto sommessamente che chi ha scritto il testo che l’accompagna lo ha inutilmente appesantito: il riferimento “all’odio” in generale rischia di fuorviare l’attenzione in mille rivoli mentre invece essa va concentrata su una sola questione, l’antisemitismo nelle sue varianti, di destra, di sinistra estrema e di un pezzo dell’islamismo. Ciò detto l’errore commesso da Forza Italia a non votare quella proposta è stato molto grave.

Parigi non vale sempre una messa, specie su temi di questo tipo e invece Forza Italia si è sottomessa a un inaccettabile diktat di Salvini, ma anche su questo nodo va fatta chiarezza. Infatti per quello che riguarda le forze sovraniste a nostro avviso va fatta una distinzione fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Chi è ambiguo nella condanna dell’antisemitismo è proprio Salvini, che non vuole perdere collegamenti, relazioni, complicità, omertà con gli ambienti filonazisti che hanno come punti di riferimento Borghezio, Savoini, D’Amico (che lavorano anche in Russia nel modo che abbiamo visto) più Casapound, più i nostalgici di quegli anti-valori sparsi per l’Italia e che magari si coprono citando Céline. Proprio per questo dissentiamo in modo profondo dall’intervista del cardinal Ruini. Anche su questo nodo decisivo Salvini ha operato una netta discontinuità rispetto al limpido e forse un po’ rozzo antifascismo di Umberto Bossi. Per molti aspetti invece Giorgia Meloni su questo nodo è più cristallina di Salvini: non c’è dubbio che essa ha fatto il pieno anche di ciò che rimane in piedi del mondo ex An dopo la catastrofe avvenuta con la vicenda Fini, ma, posso dirlo anche per testimonianza diretta avendo fatto parte del Pdl, quel mondo di destra ha rotto in modo profondo e sentito rispetto all’antisemitismo e alle leggi del ’38. Di conseguenza non votando la proposta della senatrice Segre Berlusconi si è piegato alla peggiore delle tante ambiguità che caratterizzano Salvini e i tanti mondi che si intrecciano intorno a lui. In questo modo non votando quel testo Forza Italia è entrata in contraddizione proprio con quello che costituisce una delle pagine più belle scritte da questo movimento: Berlusconi è stato sempre in difesa di Israele, anche correggendo alcune ambiguità filoarabe della Farnesina. Ma proprio per questo non doveva esporsi a questo opportunismo.

Ciò detto, è auspicabile che l’Italia nel suo complesso non paghi, per l’ambiguità pelosa di Salvini, il fatto molto negativo che una parte cospicua del Senato non ha votato un testo sull’antisemitismo presentato da una persona che sul suo braccio porta il numero che veniva impresso dai nazisti a chi entrava nei campi della Shoah. È quindi auspicabile che alla Camera si faccia di tutto per correggere un vulnus che colpisce la coscienza profonda del nostro paese.