Khalifa Haftar incita la popolazione alla “mobilitazione generale” e alla “jihad” contro un eventuale intervento militare turco in Libia a sostegno del Governo di accordo nazionale. Il generale che ha lanciato dal 4 aprile scorso la campagna per la presa di Tripoli, ha aggiunto durante un discorso in Tv: “Accettiamo la sfida e dichiariamo la guerra santa islamica e la mobilitazione generale”.

Intanto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo in guardia la Turchia (senza farne esplicita menzione) dall’invio di truppe in Libia: “Qualsiasi sostegno straniero alle parti in guerra” nel Paese, ha affermato, “non farà che aggravare il conflitto e complicare gli sforzi per una soluzione pacifica”. Guterres ha sottolineato in un comunicato che “le continue violazioni dell’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di sicurezza non fanno che peggiorare le cose”.

In un recente rapporto, gli esperti Onu incaricati di controllare l’applicazione dell’embargo, instaurato nel 2011, hanno rilevato violazioni sia da parte della Turchia (a favore del Governo di accordo nazionale) sia da parte di Giordania ed Emirati Arabi Uniti (a favore del maresciallo Haftar). “Un rigoroso rispetto dell’embargo è essenziale per creare un contesto favorevole alla cessazione delle ostilità”, ha dichiarato Guterres, rinnovando l’appello “a un cessate il fuoco immediato in Libia e a un ritorno a un dialogo politico da tutte le parti”.