Esteri
I Reali britannici alla Casa Bianca, dal doppio bacio alla mano sulla spalla: due vecchi amici che si ritrovano
Quattro giorni simbolici. Un viaggio che è un ponte tra passato e presente. Carlo III e Camilla sono sbarcati a Washington e, mai come ora, questa visita assume un significato particolare. Quasi una mano tesa da parte di Londra verso l’amico americano in difficoltà. «Il programma celebrerà le storiche connessioni e le moderne relazioni bilaterali tra UK e Usa, celebrando i 250 anni dell’indipendenza americana», si legge nella nota ufficiale di Buckingham Palace. Ma non si tratta, ovviamente, solo di una celebrazione. Benché al Re è stato riservato l’onore più alto che possa essere concesso dagli Stati Uniti: parlare di fronte al Congresso, luogo simbolo della storia e dell’anima democratica di un Paese che, con la monarchia, ha sempre avuto un rapporto di odio e amore.
L’incontro per nulla scontato
Le porte di questo tempio laico si aprono raramente agli ospiti stranieri. Ma dopo più di due secoli l’amicizia viene rinsaldata da questo incontro per nulla scontato, che va ben oltre la liturgia diplomatica. Un evento che ha avuto una lunga e meticolosa gestazione, fin dalla prima visita del premier Starmer alla Casa Bianca dello scorso anno. Sir Keir aveva consegnato a Trump la lettera ufficiale di invito ad un incontro da parte dei Reali e il presidente americano, nell’occasione, era sembrato visibilmente emozionato, come una debuttante cui viene concesso il primo ballo nel salotto buono. I legami antichi si fanno sentire nei momenti topici e la nuova visita di Carlo sul suolo americano sembra attestare che questa vicinanza non è mai venuta meno. L’abbraccio caloroso del Congresso, poi, è appunto quello tra due vecchi amici che ritrovano una sintonia speciale, nonostante le differenze che restano e l’oceano che divide, non solo geograficamente. Soprattutto in questi tempi in cui è tutto l’Occidente a essere sotto scacco dei nemici globali, antichi e nuovi. USA e UK sembrano voler ribadire che questo asse è ancora saldo e che gli altri non si illudano. Ed è altrettanto significativo che Londra non rinunci, ancora una volta, ad essere un ponte tra le due sponde dell’Atlantico e forse l’unico alleato, se non altro per affinità linguistiche e culturali, di cui gli americani si fidano.
Inglesi: europei a modo loro
L’Inghilterra si è liberata dei lacci con Bruxelles da tempo e questo è probabilmente un altro dei motivi che riscuote un’istintiva simpatia nello Studio Ovale. Europei ma a modo loro questi inglesi. E chi meglio di un’istituzione antica come la monarchia può rappresentare una continuità con la nostra storia continentale e volare alto, senza essere invischiata nei giochini di palazzo brussellesi? Se anche i riti hanno un loro senso nella danza della politica, allora persino la scelta del Tea time come primo atto racconta di un legame speciale.
Il doppio bacio e la mano sulla spalla
E di una confidenza non formale, come il doppio bacio di benvenuto fuori dal protocollo, sulle guance del re e di Camilla, che Melania si è concessa e della mano che Trump ha appoggiato sulla spalla del sovrano per guidarlo verso l’ingresso della Casa Bianca. Proprio Melania, peraltro, ha curato di persona i lavori per il nuovo alveare della residenza presidenziale che ha mostrato a Carlo, in omaggio alla sua nota sensibilità ambientalista. Dopo i due giorni a Washington i Reali si recheranno a New York, e proseguiranno per una terza tappa sulla costa Est in Virginia. L’Ovest è vietato perché in California abitano Harry e Meghan. Cordiali si, ma sempre monarchi britannici sono, e sulle questioni di famiglia fanno concorrenza al Padrino.
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