È stato convocato per oggi alle 11:45 il Clero, i giornalisti alle 12:00, nel salone del Palazzo Arcivescovile dalla Curia di Napoli per un importante annuncio. Convocazione per un “importante annuncio” del Cardinale Crescenzio Sepe. Ovvero, del nuovo vescovo di Napoli. Il successore di Sepe dovrebbe essere (dato ormai per certo dalla stampa) Domenico Battaglia, 57 anni, calabrese, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-San’t Agata de’ Goti (Benevento) dal 2016. Battaglia ieri avrebbe incontrato il cardinale Sepe in Curia a Napoli.

Sepe è arcivescovo della città dal 2006 e in prorogatio. Ha appena aderito al digiuno sollecitato dal Garante dei detenuti della Campania e dai Garanti cittadini, insieme con altri esponenti della Chiesa locale, per chiedere attenzione pubblica e politica sulle drammatiche condizioni delle persone nelle carceri durante la pandemia. Fu nominato nel maggio 2006 da Papa Benedetto XVI.

Domenico Battaglia è nato il 20 gennaio 1963 a Satriano, provincia e arcidiocesi di Catanzaro. È stato un prete di strada: perciò per molti è rimasto “Don Mimmo“. Ha svolto gli studi filosofico-teologici nel Seminario San Pio X a Catanzaro. È stato ordinato sacerdote il 6 febbraio 1988, è stato Rettore del Seminario Liceale di Catanzaro, parroco della Madonna del Carmine a Catanzaro, Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese. Fino al 2006 è stato Vicepreseidente della Fondazione Betania di Catanzaro (opera diocesana di assistenza-carità) e finno al 2015 Presidente Nazionale della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche. Papa Francesco lo nominò vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’Goti il 24 giugno 2016. Battaglia è amico di don Luigi Ciotti e don Virginio Colmegna. Ha scritto I poveri hanno sempre ragione, testimonianza di due pastori e del loro impegno per i poveri e per i margini.

Soltanto otto mesi fa accusava in una lettera il capitalismo selvaggio che aveva messo ancora più a nudo la sua natura durante l’emergenza coronavirus. Si rivolgeva anche ai “manager e i detentori delle grandi finanziarie internazionali, quelle che vedono oggi morire migliaia di uomini e pur tremando per il futuro dei propri profitti, non vogliono allargare i cordoni della borsa. Non lo sanno fare: hanno finora vissuto solo per se stessi e per il loro denaro. La statua d’oro è preziosa ma dura e insensibile come il loro cuore”. Già nel gennaio 2020 si diceva che Papa Francesco avesse pensato a lui per la successione a Napoli.

 

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