Giustizia
Il caso Cintolo, processo infinito e reputazione a pezzi: un calvario durato nove anni, chi lo risarcirà per i danni giudiziari?
Ex presidente provinciale del Coni di Ragusa, Rosario Cintolo era stato accusato di peculato nel lontano 2017. Le maglie della giustizia lo hanno “liberato” solo pochi giorni fa, ma la sua immagine adesso è compromessa
Arrestato nel 2017 con l’accusa di peculato, mandato a processo tre anni dopo, assolto con formula piena pochi giorni fa dopo un calvario lungo nove anni. Nel mezzo, l’immagine pubblica definitivamente infangata e la carriera spazzata via. È la storia di Rosario Cintolo, ex presidente ed ex delegato del Coni di Ragusa, finito ai domiciliari il 12 gennaio del 2017 nell’ambito di un’inchiesta della procura ragusana sulla distrazione dei contributi, circa 800mila euro, che la Regione Siciliana, nel periodo 2006-2012, aveva messo a disposizione del Coni ibleo per la gestione della Scuola regionale dello Sport.
L’indagine, partita dalla denuncia dell’Ufficio di vigilanza del Coni nazionale, poggiava sul monitoraggio delle transazioni contabili e finanziarie e svariate intercettazioni telefoniche, sulla base delle quali gli inquirenti si erano convinti di avere in mano prove tanto solide da rendere necessario l’arresto di Cintolo. Secondo la procura, il peculato sarebbe stato commesso attraverso una doppia rendicontazione dei costi: una inviata al Comitato nazionale di Roma, che provvedeva al pagamento attraverso il conto corrente ufficiale; l’altra all’assessorato regionale che avrebbe messo a disposizione altri fondi per fini sportivi su un conto corrente “occulto” presso un’altra banca.
Non solo. Stando sempre alla pubblica accusa, la Scuola dello Sport veniva utilizzata per eventi e manifestazioni senza che i proventi ottenuti fossero versati sul conto corrente ufficiale. Accuse che, pochi mesi dopo l’avvio dell’indagine, costarono a Cintolo anche il sequestro conservativo dei beni da parte della procura regionale della Corte dei Conti, secondo la quale l’indagato avrebbe causato alle casse della Regione siciliana e al bilancio nazionale del Coni un danno di oltre un milione di euro.
Tre anni e mezzo dopo, Cintolo viene rinviato a giudizio, ma l’indagine comincia a dare i primi segni di cedimento nel momento in cui il Gup stabilisce il non luogo a procedere per lo stesso ex presidente del Coni di Ragusa e per alcuni suoi collaboratori in relazione al reato di abuso d’ufficio, mentre nell’ambito dello stesso procedimento un dipendente del Coni viene assolto in abbreviato con formula piena dall’accusa di favoreggiamento. In pochi si sorprendono, perciò, quando nel corso del dibattimento le ipotesi accusatorie cadono una dopo l’altra.
E pochi giorni fa, a distanza di nove anni dall’avvio dell’indagine e dall’arresto, Cintolo, dopo aver rinunciato alla prescrizione per essere giudicato nel merito, è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dal Tribunale collegiale di Ragusa, e i suoi beni, sotto sequestro conservativo, come detto, dal 2017, sono stati dissequestrati. Nessun peculato, nessuna appropriazione indebita.
Tutto è ben quel che finisce bene, dunque? Neanche per sogno, perché l’immagine di Cintolo, nel frattempo, ne è uscita massacrata, tanto che l’inchiesta, come riporta La Sicilia, che per prima ha dato la notizia dell’assoluzione, gli è costata la sospensione dagli incarichi, la cessazione delle varie collaborazioni e la perdita di qualunque ruolo in ambito sportivo. Chi lo ripagherà?
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