«Il Copasir si è interrogato su quali debbano essere gli strumenti più utili e più adatti a far emergere le attività negoziali che non pervengono alla Sezione centrale e che comunque rendano l’operato della Sezione maggiormente incisivo e finalizzato a una corretta gestione della spesa e comunque mai disgiunto dalla salvaguardia della sicurezza nazionale. L’introduzione di alcuni correttivi normativi potrebbe ovviare a tali aspetti critici». È quanto osserva il Copasir, riporta l’AdnKronos, nella “Relazione sulla disciplina per l’utilizzo di contratti secretati, anche con riferimento al noleggio dei diversi sistemi di intercettazione”, approvata ieri dallo stesso Comitato e inviata al Parlamento, dove è stato preso in esame anche quanto emerso dalla relazione sull’attività di controllo esercitata dalla Corte dei Conti nel 2020 sui contratti secretati.

Relatori del documento, approvato dal Copasir presieduto da Adolfo Urso, sono stati il senatore Francesco Castiello e il deputato Elio Vito. «In primo luogo, attraverso apposite modifiche legislative, un potenziamento dell’apparato sanzionatorio della Sezione centrale della Corte dei conti avrebbe sicuramente l’effetto di attivare le Amministrazioni sia nel senso del rispetto dell’obbligo dell’invio degli atti negoziali che nel senso della completezza e della correttezza dell’istruttoria – continua il Comitato – In secondo luogo, l’apprezzabile modifica introdotta con la legge n. 70 del 2020, che obbliga la Sezione centrale a relazionare al Copasir anziché al Parlamento, potrebbe essere ulteriormente riempita di significato rafforzando il ruolo del destinatario del documento con la previsione di un parere da parte del Copasir trasformando quello che è un onere informativo in una attività consultiva».

«Un ulteriore profilo da sottolineare – prosegue il Copasir – riguarda il piano della trasparenza: la Sezione ha precisato che questa deve essere garantita nel momento dell’apposizione della clausola di secretazione: tale caratteristica dell’atto deve essere esplicitata e congruamente motivata, non risultando sufficienti i generici richiami alle peculiarità dell’atto stesso. Si tratterebbe, invero, di motivazione espressa con formula apodittica e di mero stile e, pertanto, affatto incongrua».