Il Fatto Quotidiano è sempre più il giornale di riferimento del governo e lo dimostrano gli articoli che vengono pubblicati ogni giorno a supporto di Palazzo Chigi. Vittima di oggi è Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva. In merito a quanto riportato dal giornale di Marco Travaglio abbiamo sentito il diretto interessato.

Onorevole Anzaldi, oggi è finito vittima di un corsivo de “Il Fatto quotidiano” che la definisce “cecchino” che “spara dove gli dice il capo”, ovvero Matteo Renzi, e la accusa di “dire tutto e il contrario” pur di attaccare il Governo Conte, che pure dovrebbe sostenere. Come risponde?
“Ormai la metamorfosi del ‘Fatto quotidiano’ da giornale di inchieste e di opposizione a quotidiano dell’attuale potere, un vero e proprio alfiere di Conte e di palazzo Chigi, è sotto gli occhi di tutti. Travaglio è diventato il primo portavoce del presidente del Consiglio, peraltro ricambiato come abbiamo visto con la nomina di una componente del Cda del Fatto addirittura a presidente dell’Eni, apparentemente senza alcuna esperienza in materia. Dispiace, però, che pur di difendere Conte e attaccare il sottoscritto sia state riportate palesi bufale, ai limiti della disonestà intellettuale”.

A cosa si riferisce?
“Tutti quelli che hanno seguito in questi 7 anni la mia attività di deputato della commissione di Vigilanza sanno che tutte le battaglie che ho portato avanti, sempre documentate carte alla mano, sono state dettate da mie convinzioni personali, non sono certo nate su commissione. Se ho sbagliato o ho avuto ragione, l’ho fatto da solo. D’altronde quando ho ravvisato elementi per attaccare la gestione della Rai l’ho fatto indipendentemente dall’essere maggioranza o opposizione. Quando c’era Renzi a Palazzo Chigi, anzi, di rado ho trovato sostegno pubblico dal partito, addirittura una volta i capigruppo hanno fatto una nota per prendere le distanze da me. Quando presentai un esposto per il sistematico danneggiamento di Renzi al Tg3, dovetti trovarmi da solo un avvocato, il partito non mi diede alcun aiuto”.

Quindi ritiene legittimo criticare Palazzo Chigi, sebbene lei sostenga questo governo?
“Ho criticato la comunicazione di palazzo Chigi, tra i pochissimi nel mio schieramento se non da solo, quando Renzi era al potere e il portavoce era un mio amico come Filippo Sensi, figuriamoci se non posso farlo oggi. Dico quello che penso. Forse la gestione comunicativa di queste settimane avrà permesso a Conte di aumentare i suoi like su facebook, ma di certo non ha giovato alla gestione del Paese. Introdursi nelle case degli italiani la sera, interrompendo la normale programmazione e facendo partire le edizioni straordinarie dei tg, è un gesto forte, che mina la serenità dei cittadini. Lo si può fare una volta in casi eccezionali, non con cadenza settimanale, peraltro per dare annunci non sostenuti dai fatti. Alla fine uno strumento così importante, che nessun premier aveva usato negli ultimi decenni, è stato delegittimato, con il capolavoro di farlo diventare comizio da teatrino politico. Tanto che su palazzo Chigi sono arrivate critiche da tanti, non solo dal sottoscritto. Si pensi ai rilievi ampiamente argomentati del direttore del Tg la7 Mentana, ai dubbi espressi persino dai costituzionalisti”.

Proprio sull’ultima diretta di Conte c’è stato scontro ieri in commissione di Vigilanza Rai. Condivide la lettura secondo cui Salini ha chiuso il caso, di fatto difendendo Foa?
“Foa e Salini sono stati nominati da Salvini, Conte e Di Maio, ovvero i tre leader che ancora oggi continuano ad avere più spazio di tutti nell’informazione Rai, con punte ed episodi davvero imbarazzanti, basti vedere i sonori di Di Maio ogni sera da una diversa pista di aeroporto. Insomma, il Governo gialloverde è stato archiviato ovunque tranne che in Rai, dove ancora comandano i vecchi vicepremier. Al Pd va bene così? A Zingaretti e a Gualtieri va bene così? E il presidente della Camera Fico non ha nulla da dire, dopo 5 anni da presidente della Vigilanza?”.