Il “Fatto quotidiano” ha dedicato all’elezione alla presidenza della Commissione Esteri del Senato di Stefania Craxi un articolo risentito che ha elencato tutte le personalità di cultura socialista oggi collocate in postazioni importanti. Ognuno, va da sé, è corrosivo col suo stile. Gianni Barbacetto ha condito l’articolo con deliziose fantasie (Franco Frattini segretario della Fgsi!) ed ha evocato l’«ombra» di Craxi («resta ad abitare i palazzi del potere») con pennellate che vorrebbero indignare ma fanno sorridere.

Un articolo che riflette una visione legittima ma terribile: chi la pensa diversamente, è un nemico da lapidare. Riccardo Lombardi, invitava i compagni al «culto dei dubbio sistematico». Concetto complicato da comprendere a certe latitudini. Intendiamoci, Barbacetto è stato un vero giornalista. Nella Milano degli Anni Ottanta era uno dei pochissimi che ebbero il coraggio di raccontare (allora ce ne voleva) le degenerazioni del sistema partitocratico. Ma il suo antisocialismo insonne lo ha portato ad una “scoperta” sfuggita persino ai commentatori. Indicando i socialisti in campo, ha aperto la strada ad un’altra “scoperta” che noi mettiamo in chiaro: l’Italia che da un anno resiste, è guidata da uomini che si sono formati negli anni della Prima Repubblica: il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Mario Draghi e personalità di cultura socialista: il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, il presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, il ministro Renato Brunetta e la presidente della Commissione Esteri Stefania Craxi. In Parlamento e nel Paese i socialisti ci sono. E se sono in tutti quei luoghi è perché una cultura politica e una classe dirigente non si inventano: passata la tempesta, si richiamano i migliori. Barbacetto e “Il Fatto” volevano metterli all’indice, ma hanno finito per collocarli sul piedistallo.