Kentucky, come pollo fritto (ricetta segreta come quella della Coca Cola), come dire Stato di mezzo – francese, inglese, tedesco, un po’ unionista e un po’ confederato – il Commonwealth del cuore meticcio di un’America che è ancora più America del piccolo Ohio sempre preso come unità di misura simbolica.  Il Kentucky non è propriamente democratico né repubblicano perché anche in politica è meticcio e il 5 novembre scorso i blu del partito dell’Asino democratico hanno spodestato i rossi (solo in America il colore della destra è rosso) dell’elefante repubblicano insediando nella grande mansion del Governatore l’Attorney General, massima carica della giustizia, Andy Beshear, che ha battuto il repubblicano Matt Bevin con uno scarto di meno dello 0,5 per cento, circa cinquemila voti. «Adesso diranno che ho subito una devastante sconfitta e che io sono finito!», ha tentato di ironizzare il detestato The Donald costretto a difendersi adesso sul fronte ucraino dall’impeachment promosso da Nancy Pelosi che sta a lui come maga Magò stava a Mago Merlino per vulcanica politica d’attacco. Ma Louisville non è Washington. Neanche Frankfort, la capitale amministrativa che mostra già nel nome una delle ascendenze di questo Stato così unico che non è Midwest, non è Nord e non è Sud, in cui spesso gli studi antropologici di cui si nutrono gli americani hanno collocato l’ibrido perfetto: l’Homo Americanus un po’ francese, un po’ tedesco, un po’ indiano, molto inglese ma anche scozzese e con una popolazione di pittoreschi “libertarian”, una parola che non vuol dire liberale o liberista, ma l’atteggiamento individualista di chi se ne sta sotto il portico a fumare e se vede un agente federale varcare il suo cancello senza un mandato, gli spara. Ed è sui libertarian che ha contato lo stesso Trump nella campagna del 2016 perché qui i repubblicani hanno una loro identità speciale che è consanguinea di Abraham Lincoln, gloria del Kentucky, primo presidente repubblicano che mosse guerra armata ai democratici separatisti e schiavisti. Anche il loro famoso Kentucky Derby di purosangue inglesi di tre anni è stato descritto in uno storico ma anche fantastico articolo di Hunter S. Thompson (inventore del cosiddetto “Gonzo Journalism”, o giornalismo ubriaco e dandy) come “decadente e depravato”, benché non parlasse del derby, che accuratamente evitò, ma dei concittadini di Louisville descritti come ipocriti, impacciati e privi di eleganza, brillanti ma conformisti allo stesso tempo, pieni di vizi spacciati per virtù e insomma la quintessenza di un’anima americana ambigua e ondeggiante, però deliziosamente viziosa.

Thomson dette la massima forza ai suoi appunti e sketch suicidandosi nel 2005, come se questo epilogo fosse da intendersi come un evento editoriale e mondano. Decadenza dunque, ricchezza, molta anima tedesca e eredità impettita e sospettosa di ben mantenuta origine britannica. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla decadenza di una borghesia arguta e serenamente doppiogiochista per storia e vocazione: il Commonwealth ha anche i suoi Cipputi, gli operai assemblatori delle catene Chevrolet-Corvette, Cadillac, Ford Escape, Lincoln Navigator e anche Toyota e Lexus: una classe operaia aristocratica che si è sentita minacciata dalle delocalizzazioni in Messico contro le quali era insorto, nella campagna presidenziale Donald Trump, dichiarando che avrebbe applicato un dazio del trenta per cento alle auto americane fatte in Messico, per proteggere la mano d’opera anche del Kentucky. Adesso qualcosa si è affievolito nel rapporto fra il presidente repubblicano e il Kentucky, dove i democratici hanno prevalso, sì, ma di una spanna che il quartier generale di Washington considera recuperabile. Questo Stato in origine faceva parte della grande Louisiana francese che comprendeva una parte gigantesca degli attuali Stati Uniti e se ci fate caso non troverete in quel grande Paese una vera emigrazione francese, come quella tedesca o italiana o svedese o polacca, perché l’anima francese è profondamente americana e viceversa, non soltanto per la nobile alleanza con il marchese Lafayette e le sue truppe gentilmente prestate per far guerra alle giubbe rosse colonialiste, ma perché un intero genoma gallico scorre nelle vene dei trappers che ancora vivono in montagna e fanno pelliccia con le loro trappole e si dedicano alla conservazione della natura, che però dominano come è nella tradizione sia coloniale che ecologica di questo straordinario Stato, che da solo è il cuore pulsante e la banca dati dell’anima americana, il laboratorio genetico dove, per l’ondeggiante incertezza, si decideranno le sorti dell’Unione.

Paolo Guzzanti