La sua cacciata era stata annunciata un mese fa, ma si è concretizzata soltanto oggi. Il consigliere regionale grillino Davide Barillari, storico ‘pasdaran’ pentastellato eletto in Regione Lazio, non farà più parte dei 5 Stelle dopo 10 anni di attivismo.

LA CACCIATA – L’annuncio è arrivato dallo stesso Barillari su Facebook, dove si è difeso spiegando di essere stato dichiarato “colpevole di essere rimasto coerente ai valori e alle promesse fatte ai cittadini, ‘colpevole’ di non essermi mai venduto al Partito democratico come hanno fatto tanti altri – aggiunge -. Ora, dai banchi del gruppo misto, continuerò con ancora più forza a combattere a fianco dei cittadini, nelle battaglie che i miei colleghi non hanno più il coraggio di fare”.

I PROBLEMI DI BARILLARI NEL M5S – Lo scontro tra Barillari e i vertici del MoVimento era già esploso negli scorsi mesi: il consigliere, da sempre chiacchierato per le sue posizioni no-vax, da sempre si era opposto all’accordo di governo tra M5S e Partito Democratico.

La motivazione ufficiale per la sua cacciata da parte dei probiviri è però diversa. Barillari, non nuovo ad iniziative ‘discutibili’ in particolare sui vaccini, aveva creato e messo online un sito chiamato “saluteregionelazio.it”, con tanto di logo del Movimento 5 Stelle, poi cancellato e sostituito con un generico “Task force sanità M5S Lazio”. In bella mostra quindi una frase degna del miglior complottista: “Controinformazione, libera e senza censura. Senza nessuna paura di raccontare la verità. Anche se scomoda e molto fastidiosa per chi governa la Regione Lazio”.

Contro l’iniziativa di Barillari si erano espressi subito i consiglieri del Partito Democratico, che non avevano mancato di sottolineare come grafica e nome del sito rischiavano di provocare confusione tra i cittadini laziali, da evitare assolutamente in un periodo di emergenza come questa per l’epidemia di Coronavirus. Anche per questo il consigliere grillino aveva poi aggiunto una frase laconica sulla homepage: “Si precisa che questo sito internet non è riconducibile in alcun modo a nessun sito istituzionale della Regione Lazio”.