Non ce l’ha fatta Giovanni Castaldo, il piccolo in attesa di un nuovo cuore ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli. Aveva solo 11 anni. Otto anni fa aveva subito il primo trapianto ma, a causa del coronavirus, l’organo era stato danneggiato dal contagio. Dall’età di tre anni era affetto da cardiomiopatia ipertrofica. E’ risultato positivo al covid lo scorso novembre. E’ guarito ma una grave infiammazione aveva resto necessario un nuovo organo. Oggi doveva essere operato all’ospedale Monaldi.

Giuseppe Castaldo, il padre del piccolo, aveva lanciato un disperato appello a ilriformista.it: “Aveva bisogno di una sub intensiva, una stanza sterile, che non è a disposizione. Sono passati 3 mesi da quando l’ho portato al Monaldi ma mi hanno detto che non c’era la stanza apposita a disposizione per lui. Ora sta malissimo. Ogni giorno mi dicono ‘domani risolviamo’ ma la soluzione non si trova mai”. Questo raccontava l’uomo la settimana scorsa, il 9 aprile.

Lo stesso giorno il padre ha protestato con il Comitato Genitori dei Bambini e adulti trapiantati di Cuore dell’Ospedale Monaldi sul tetto del nosocomio contro la sospensione delle attività del reparto dedicato alle delicatissime operazioni di trapianto di cuore soprattutto pediatriche. I manifestanti avevano sottolineato comunque l’eccellenza di medici e infermieri del nosocomio ma denunciato la carenza di strutture per poter assistere con efficacia i trapiantati. Da mesi i dirigenti del Monaldi provavano a rassicurare il gruppo di familiari dei trapiantati sul fatto che presto sarebbe stata attrezzata la struttura apposita e i percorsi già formalizzati e deliberati.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.