La Corte di Giustizia europea ha emesso una sentenza molto importante che riguarda i profughi: stabilisce che il diritto ad essere accolti è un diritto assoluto, e non può essere ridotto o soppresso da considerazioni che riguardano il comportamento del profugo.  Non è una questione marginale: è essenziale. Leggete queste cifre: in Italia tra il 2016 e il 2017 (ultimi dati che si conoscono) in 35 prefetture su cento (le altre prefetture non hanno fornito i dati) sono stati circa 21 mila i rifugiati ai quali è stata tolta l’accoglienza. Proiettando il dato su scala nazionale si arriva più o meno a ottantamila, una cifra enorme. Per quale ragione è stata tolta l’accoglienza (e dunque un tetto, del cibo, l’assistenza) a così tante persone? Per le ragioni più diverse legate a comportamenti irregolari. In alcuni casi si tratta di veri e propri reati (ma sono una minoranza) molto più spesso di piccole infrazioni: un ritardo nel rientro notturno, una assenza, la violazione di un divieto (alcool, fumo o magari uno spinello).  A portare il problema di fronte alla Corte di Giustizia europea ci ha pensato un ragazzo belga. Era stato espulso dal centro di accoglienza perché aveva partecipato a una rissa. Lui ha fatto ricorso e il giudice belga, indeciso su come applicare la legge e sul possibile conflitto tra legge vigente e principi sanciti dalla Unione Europea, ha chiesto il parere della Corte di Giustizia europea che ieri lo ha dato ed è stato un parere molto netto: l’espulsione del ragazzo è illegittima, perché il diritto all’accoglienza è un diritto assoluto, non è una concessione. Le misure che si possono prendere per punire un reato o una semplice violazione amministrativa non possono arrivare alla negazione di un diritto assoluto. È evidente che la sentenza che riguarda il ragazzo belga avrà conseguenze straordinarie soprattutto in Italia. Non solo è in teoria possibile il ricorso di decine di migliaia di profughi ai quali è stata tolta illegittimamente l’accoglienza, ma in ogni caso, in futuro, non si potrà più togliere l’accoglienza a nessuno. E questo, naturalmente, cambierà radicalmente le dimensioni necessarie ad accogliere.

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Anche perché l’impressione è che la sospensione del diritto di accoglienza sia stata usata, spesso, per impedire il sovraffollamento dei centri. Basta tenere conto di cifre come questa: oggi nei centri di accoglienza di Bologna sono ospitati circa 2000 stranieri. Tra il 2016 e il 2017 ne sono stati espulsi altrettanti: 2000. Che vuol dire? Che probabilmente se non ci fosse stata la cacciata dei primi duemila, oggi gli ospiti sarebbero 4000 e i centri di Bologna non sono attrezzati ad accogliere un numero così grande di rifugiati. La sentenza della Corte di Giustizia mette un punto fermo sulla questione dell’accoglienza. E non è stata salutata con entusiasmo da alcuni ambienti politici e giornalistici italiani che non sono molto favorevoli all’aiuto agli stranieri. Molti giornali, già ieri, si schieravano contro la sentenza. Libero, ad esempio, titolava in modo molto esplicito: “Dobbiamo tenerci gli immigrati delinquenti”. Come si capisce facilmente la decisione della Corte, che tocca una questione di principio, può risultare un vero e proprio schiaffo in faccia all’Italia. La quale, oltretutto, ha scritto in caratteri indelebili il diritto all’accoglienza nell’articolo 10 della propria Costituzione. Il quale dice espressamente, al terzo comma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Di questo articolo però, fin qui, non si è tenuto molto conto. Né nel dibattito politico (che in effetti assai raramente tiene conto della Costituzione, basta dare un’occhiata alla rivolta di magistrati e giornalisti contro la Consulta che ha praticamente cancellato l’ergastolo ostativo dato il suo carattere evidentemente anticostituzionale). Ora sarà più difficile aggirarlo.

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Ieri oltretutto è arrivata anche una sentenza della Corte di Cassazione sul tema profughi. Stabilisce che il decreto Salvini bis, che riduce molto i diritti all’accoglienza, non può essere applicato in forma retroattiva. E annulla alcune sentenze pronunciate nei mesi scorsi contro alcuni richiedenti asilo. Una giornataccia per Salvini? In realtà la sentenza della Corte di Giustizia non riguarda il periodo nel quale è stato ministro. È probabile che la sentenza non piaccia per niente al capo della Lega, ma non è una censura al suo ministero. E nemmeno la decisione sulla non reatroattività, che censura alcuni magistrati ma non l’ex ministro.  La verità è che il problema immigrazione – sia nel suo aspetto politico e concreto sia su quello della propaganda – non riguarda solo la Lega e solo il governo Lega 5 Stelle: riguarda tutti. Sarà ora di prenderlo sul serio. Senza pensare che per risolverlo basta cancellare un po’ di diritti. Non è così. Perchè, almeno alle volte, viene da dire: per fortuna che l’Europa c’è.