Sergio De Simone è un bimbo napoletano rimasto vittima dell’Olocausto, morto a soli 7 anni nel 1945 dopo essere stato sottoposto a sperimentazioni mediche da parte di Kurt Heissmeyer nel campo di concentramento di Neuengamme, un sobborgo a sud-est di Amburgo. Da oggi il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli porterà il suo nome, per omaggiare con la memoria l’unico bambino italiano dei 20 selezionati come “cavie umane” in quel campo, tutti tra i 5 e i 12 anni. La cerimonia di intitolazione del pronto soccorso, non distante dalla casa nella quale Sergio De Simone nacque – nel quartiere Vomero – si è svolta questa mattina alla presenza del fratello, Mario De Simone, del direttore generale dell’Azienda ospedaliera Santobono-Pausilipon Rodolfo Conenna e del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Sergio giunse nel campo di Neuengamme il 29 novembre 1944, nel giorno del suo settimo compleanno. Insieme ad altri 19 bambini, provenienti da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, e Polonia, fu affidato a quattro deportati, incaricati di prendersi cura del gruppo. Il piano del dottor Heissmeyer presupponeva che loro godessero di buona salute, quindi furono lasciati in pace per un primo periodo. Successivamente ai bambini furono inoculati a più riprese bacilli tubercolari, che causarono la rapida diffusione della malattia. Ai primi di marzo i bambini, ammalati e febbricitanti, vennero operati per asportare loro i linfonodi, localizzati nella zona ascellare, che secondo le teorie del medico avrebbero dovuto produrre gli anticorpi contro la tubercolosi. Gli esperimenti ebbero esito negativo, e poco dopo l’imminente arrivo degli Alleati fece arrivare al campo un ordine da Berlino: sbarazzarsi di qualsiasi prova. A Sergio e agli altri bambini fu iniettata una dose di morfina prima di essere impiccati.

“Quando ho saputo della storia di mio fratello – ha dichiarato Mario De Simone – io e mia moglie abbiamo immediatamente preso la decisione che questa non poteva rimanere nella nostra famiglia, doveva essere divulgata”.

“Sergio De Simone – ha commentato De Luca – è un piccolo martire che deve ricordare, in questo luogo di cura e di umanità, la battaglia per difendere i valori umani fondamentali”.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.