Il numero dei tamponi? È certamente aumentato considerevolmente, ma nel computo dei dati forniti dalla Protezione civile e dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, in una conferenza tenuta martedì, sono da contare quelli fatti ai pazienti di cui andava verificata la guarigione.

Ieri infatti l’Ad di Invitalia ha sottolineato i dati relativi ai tamponi: “Un mese fa avevamo fatto 182mila tamponi. Ieri abbiamo toccato quota un milione e 398mila. Quindi il 500% in più rispetto a un mese fa”. Poi un passaggio ad evidenziare il ‘primato’ italiano: “Ogni 100mila abitanti la Francia ha fatto 560 tamponi, il Regno Unito 710, gli Usa 1125, la Spagna 1990, la Germania 2063, l’Italia 2244. Siamo il Paese che ha la maggiore percentuale tamponi eseguita per abitante”.

Ma dire che l’Italia “ha fatto il maggior numero di tamponi rispetto al numero di abitanti” non significa che le persone testate siano pari al numero dei tamponi effettuati. A sottolinearlo è un report di YouTrend, in cui si evidenzia che il numero di tamponi è ovunque maggiore rispetto al numero delle persone testate. “Complessivamente, in Italia, sono stati fatti 1.398.024 tamponi su 943.151 persone, quindi oltre 450 mila persone sono state testate più di una volta. In altre parole, il 32,5% dei tamponi ha avuto come destinatario un paziente già sottoposto a tampone”, si legge in un report realizzato da YouTrend.

GLI ‘STRANI NUMERI’ DI ALCUNE REGIONE – Analizzando quindi i numeri delle varie regioni, risaltano alcuni dati: nel Lazio, per esempio, ci sono 74.756 tamponi in eccesso, “cioè tamponi fatti a persone che erano già state testate”. Stessa cosa anche nella provincia autonoma di Bolzano, dove i tamponi “in eccesso” sono 51,9% del totale dei tamponi effettuati, meno comunque del 76,4% del Lazio.

Al contrario Sicilia e Basilicata hanno comunicato lo stesso numero per tamponi positivi e persone testate. Se il dato fosse corretto, vorrebbe dire che entrambe le regioni hanno effettuato i test solo per ricercare la positività al Covid-19, e nessuno per accertare la guarigione. Ipotesi che implicherebbe però che i “guariti” comunicati dalle due regioni siano solo persone che sono state dimesse o non mostrano più sintomi, e non i pazienti “virologicamente guariti”, gli unici veri guariti secondo le linee guida del Consiglio Superiore di Sanità.

Come spiega l’analisi di YouTrend, in virtù dei numeri “appare evidente che alcune regioni abbiano scelto di testare molte persone diverse, mentre altre hanno preferito tracciare il decorso della malattia nei pazienti noti, ripetendo spesso i tamponi sulle stesse persone probabilmente per cercare un’eventuale negatività al virus”.