“Sono scappato dall’Iran perché avevo dei problemi. Volevo cominciare un’altra vita e rinascere per realizzare i miei sogni”. Said il suo sogno lo ha realizzato a Napoli, dove ha aperto un ristorante nel cuore del centro storico. La sua è una storia di riscatto e integrazione. Said è scappato dall’Iran 8 anni fa e ha trovato rifugio a Napoli dove ha chiesto e ottenuto l’asilo politico. Oggi è il presidente di Tobilì, una cooperativa sociale a cui ha dato vita Less Impresa Sociale Onlus e con la cooperativa gestisce il ristorante “Meikhane”. “In persiano Meikhane vuol dire osteria – racconta Said – è un tipo di locale dove si va per bere un bicchiere di vino, mangiare qualcosa tipo tapas e fare due chiacchiere in amicizia”

A pranzo ci sono alcuni piatti principali, poi a cena è il momento delle tapas: 8 portate di piatti tipici iraniani uniti alla tradizione della cucina napoletana. A dirla alla maniera modaiola si tratta di “cucina fusion”, ma di fatto si tratta di integrazione a tavola. Gusti orientali si mescolano abilmente con quelli caserecci napoletani grazie all’inventiva dello Chef Andrea Di Martino che ha deciso di aderire al progetto. Li assaggi e ti accorgi che in un solo piatto l’integrazione tra italiani e stranieri è cosa fatta.

“Aprire il ristornate è stato possibile grazie al crowfounding e la coollaborazioni di Banca Etica, Fondazione Finanza responsabile e altre fondazioni – spiega Giulio Riccio, presidente di Less – Siamo riusciti a raccogliere quasi 150mila euro con cui abbiamo messu su un piano industriale che nasce con la startup Tobilì ma che voleva diventare un ristorante”.

Non solo, perché Meikhane promuove anche i prodotti delle altre cooperative sociali come Fattoria Zero, comunità per tossicodipendenti che produce formaggi straordinari. “Selezioniamo con cura i prodotti che offriamo nel nostro locale – continua Giulio Riccio – Sono mediorientali e partenopei ma soprattutto vengono da cooperative sociali, lavoriamo con frantoi oleari della nostra regione e prodotti che prendiamo nel bazar di Istanbul e dai suk marocchini. Vogliamo che questa sia una vetrina che possa crescere sempre di più”. L’idea nei prossimi mesi è quella di realizzare laboratori di cucina industriali per promuovere i prodotti delle cooperative sociali e di giovani artigiani.

Da Meikhane lavorano otto ragazzi, sia italiani sia stranieri. A Castellammare di Stabia c’è un altro ristorante sempre gestito da Tobilì con lo stesso criterio. Sostenibilità e lavoro sono le due parole d’ordine. Sostenibilità perché sono banditi i prodotti usa e getta che inquinano. “Questo comporta un costo maggiore per continuare ad essere anche economicamente competitivi, ma a noi non importa – dice Giulio Riccio – e poi ci teniamo che tutti quelli che lavorano con noi abbiano un contratto collettivo nazionale come si deve”.

Tobilì nasce nel 2016 come startup creata da migranti e italiani con la passione per la cucina. Piatti etnici diventano strumento di mediazione interculturale e sono l’occasione per svolgere numerosi attività tra cui la gestione di un laboratorio di preparazione di cibi etnici, l’offerta di servizi di catering etnico, l’organizzazione di corsi di cucina per la preparazione di piatti tipici dei paesi dell’Africa e del Medioriente, lo svolgimento di iniziative di promozione del dialogo interculturale attraverso la tradizione culinaria di diversi paesi. È formata in maggioranza da giovani migranti richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e costituisce una prassi di autoimprenditorialità replicabile come strumento di integrazione economica e sociale dei migranti. L’attività sin ora ha coinvolto con successo già 50 ragazzi italiani e stranieri.