Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana, probabilmente non è il primo nome che viene in mente ai nostri ragazzi e nemmeno ai nostri politici. In realtà fu protagonista, in un fazzoletto d’Italia, di una vera e propria rivoluzione copernicana perché il suo governo, dal 1765 al 1790, abolì per la prima volta nel mondo la pena capitale ed eresse un vero e proprio monumento legislativo a quel diritto umano fondamentale e inalienabile che 200 anni dopo la Carta dei Diritti Umani afferma. La Toscana ne va particolarmente orgogliosa e fa bene a ricordarlo ogni anno con una festa importante a cui, giustamente, viene dato un grande rilievo perché questo gesto, profondamente illuminista, avvenne ben prima della decantata Rivoluzione Francese.

Il 30 novembre, nel Teatro Comunale De Filippo, a Cecina, per la direzione organizzativa di Maurizio Canovaro, Nessuno tocchi Caino partecipa a questa festa con Rita Bernardini e Porzia Addabbo, la quale porta la sua esperienza sul “Teatro Legislativo”, argomento sconosciuto ai più ma che ha una storia di riconciliazione e rinascita di cui ogni comunità potrebbe far tesoro per affrontare i conflitti umani e sociali che la definiscono. Ci sono storie che nascono e invitano ad agire non dove c’è soddisfazione, ma ferite e vuoti, e sono quella zona franca della vita in cui l’Arte prende posizione e quanto vissuto sulla scena serve per comprendere, discutere e cambiare i valori della società intorno a noi. Pensiamo a quanto accaduto in Sudafrica quando nel 2003 la Commissione Verità e Riconciliazione chiede alla drammaturga e regista Yael Farber di mettere in scena un testo attinente al percorso di giustizia riparativa. Farber parte dalla Orestea, un ritorno ai classici per raccontare il presente.

Gli archetipi consolidati consentono all’Arte di sedersi nei posti riservati al dissenso e sovvertono il ruolo dello spettatore. Da passivo in attivo. Lo spazio scenico non è convenzionale, né convenzionale lo svolgimento, che necessita di azioni concrete da parte della corte di esperti e legali che dovranno restituire soluzioni ai problemi esposti dalla comunità. Dal Teatro al Parlamento. La scelta del Direttore Artistico di “SconfinaMenti”, Alessio Pizzech, di proiettare il film Bohème al Carcere di Maiano è un’occasione importante per restituire al mezzo teatrale il potere di democrazia transitiva in cui l’elemento culturale e quello politico sociale si fondono. La Bohème di Maiano, non è un film sul carcere, è il racconto dell’allestimento di un’opera lirica all’interno di un supercarcere. La storia di una micro comunità all’interno della Polis. E se ogni Polis è una comunità, riguarda noi tutti, perché gli studi sociali affermano che, per una persona che si trovi in condizione di isolamento, dopo tre settimane il mondo circostante non esiste più. Dopo un anno non esiste più nemmeno una realtà interiore.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce salute uno stato di benessere fisico e sociale. Ci sentiamo ancora più non in salute se la nostra vita sociale non è gratificante. Qual è, allora, il nostro stato se viviamo nel mondo a-sociale? Se, come dice il legislatore, il fine ultimo della detenzione è il recupero alla società, il Teatro che è la più concreta imitazione artistica della realtà, diventa l’anti-struttura necessaria, lo strumento per esercitare il pensiero e il processo creativo. L’atto performativo ha il potere di rendere pubblico e sociale ciò che pensiamo privato, personale e rende udibili, visibili, tangibili; ogni artista ha l’obbligo di raccontare “cosa succederebbe se…” affidando poi alla società civile l’elaborazione di soluzioni diverse riguardo alle necessità che il risultato della messinscena propone.
Restored Behaviour è il termine con il quale si concludono le corti di Teatro Legislativo nell’ambito della Giustizia Riparativa.

“SconfinaMenti” chiama a raccolta Pedagogia, Politica, Arti della Scena per costruire il Nuovo Umanesimo Europeo. Da qui dovremo pensare a un Teatro di Testimonianza, di intervento, che affronti temi attuali e sia mirato alla partecipazione e inclusione delle communitas, che siano “regolate” o no. Ricordando il passato, con Eschilo, Agamennone: «Se rispettano i templi e gli Dei dei vinti, i vincitori si salveranno».