Adattarsi è un verbo che ammette una sconfitta. Mitigare significa agire sulle cause, sui consumi, sui trasporti, sulle emissioni: è la parte che divide, perché chiede a qualcuno di rinunciare a qualcosa. Adattarsi significa difendere ciò che già esiste — le case, i campi, gli ospedali, le strade — dagli effetti di ciò che non si è impedito. Sul secondo verbo il centrodestra non incontra ostacoli ideologici. In Veneto si vede.

La notizia sta tutta qui: una regione amministrata dalla destra che non discute il termometro e apre le pratiche. Niente conferenze sul destino del pianeta, niente proclami: delibere, cabine di regia, tecnici formati e messi a disposizione dei sindaci. È il modo in cui questa classe dirigente ha sempre lavorato, applicato per una volta a una materia che il suo stesso campo politico, a Roma, continua a trattare come un test di appartenenza. Chi si aspettava negazionismo trova protocolli.

Va detto anche il rovescio. Adattarsi può diventare l’alibi per non mitigare: se il clima si affronta soltanto come protezione civile evoluta, con argini più alti e aiuole che assorbono l’acqua, la causa resta intatta e il conto cresce ogni anno. L’adattamento è necessario e non è sufficiente. Nessuna Regione italiana, per giunta, ha in mano le leve della parte che manca. Il paradosso è questo: la parte più concreta della politica climatica italiana la stanno costruendo enti che non hanno né le competenze piene né i fondi per portarla a termine, mentre chi le ha discute d’altro.

Spritz

Autore