Diversi pubblici ministeri turchi hanno emesso mandati d’arresto contro 695 persone sospettate di legami con il leader religioso musulmano Fethullah Gulen, che vive in autoesilio negli Stati Uniti dal 1999 ed è accusato da Ankara del fallito colpo di Stato del 2016. Circa 77.000 persone sono state arrestate e altre 130.000, incluso personale militare, sono state rimosse da ruoli statali nella repressione della rete di Gulen. Secondo l’agenzia stampa turca Anadolu gli arresti riguardano infiltrati nell’esercito, nelle forze di polizia e nel ministero della Giustizia.

Si riapre quindi la stagione delle purghe del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a tre anni e mezzo dal golpe. La retata più massiccia ha interessato la capitale Ankara, dove sono state arrestate 71 persone.

Una repressione che sta indebolendo anche le forze armate turche: anche 330 piloti dell’aeronautica sono stati cacciati, assieme a migliaia di ufficiali di esercito e marina.

Da parte sua Gulen ha sempre negato ogni coinvolgimento nel golpe fallito del 15 luglio 2016 e gli Stati Uniti lo hanno sempre protetto non cedendo alla pressione turche per l’espulsione dell’ex alleato di Erdogan, che lo vorrebbe riportare in patria per processarlo.