“Nelle pieghe del piccolo e medio tessuto è facile imbattersi in fenomeni di innovazione nascosta e innovazione latente. Molte aziende fanno innovazione senza saperlo: la capacità di sviluppare soluzioni è talmente connaturata alla routine che diventa invisibile innanzitutto agli occhi di chi le mette in pratica. Se finora questo talento è stato uno dei punti cardine della forza delle nostre piccole realtà, i ritmi e le complessità dettate dalle tecnologie di Industria 4.0 impongono un cambio di paradigma”. Cosi Edoardo Imperiale, direttore di Infosfera e Amministratore Delegato del Campannia DIH, presenta il nuovo numero della Rivista Infosfera, espressione della Rete Nazionale dei DIH di Confindustria. Edita dal Campania DIH, è diretta dallo stesso Imperiale e sotto il coordinamento editoriale di Cristian Fuschetto.
“Oggi – dice Imperiale – tutti sappiamo che dire ‘si vive sul web’ non è più solo una metafora. Dall’ideazione di un prodotto all’erogazione di un servizio, dal collaudo di un macchinario alla logistica, dal tracciamento dei prodotti al monitoraggio dei processi fino all’assistenza dei clienti, non c’è aspetto del business che non abbia acquisito una fisionomia digitale. Oggi o si è digitali o non si è”.  Oggi ben 7 grandi imprese su 10 fanno ricorso a modelli di Open Innovation. A renderlo esplicito prima di altri fu agli inizi degli anni 2000 Henry Chesbrough, titolare della Maire Tecnimont Chair in Open innovation alla Luiss e direttore esecutivo del Garwood Center for Corporate Innovation presso la Haas School of Business presso l’University of California a Berkeley.
Sul crinale che tiene unite innovazione e sostenibilità si intrecciano significativi contributi. Il Cavaliere del Lavoro Franco Bernabè sottolinea il potenziale “trasformativo” delle tecnologie pulite. Aspetto messo in luce anche dal direttore Italia di Enel, Nicola Lanzetta, che invita a considerare la nascita di filiere tecnologiche totalmente nuove. Invito che, da un fronte senz’altro diverso, arriva da Umberto Minopoli, Presidente dell’Associazione Nucleare Italiana, che illustra come il nucleare sia una fucina di tecnologie abilitanti anche in ambiti più larghi di quello energetico. Cosimo Accoto, autore di una originale trilogia sulla civiltà digitale, illustra alcuni aspetti della filosofia di Industria 4.0, e Antony Elliott, tra i pensatori più influenti al mondo sui temi legati all’impatto sociale delle nuove tecnologie, parla della “cultura dell’intelligenza artificiale”.
C’è questo e c’è molto altro: dalle innovazioni introdotte da WindTre sulla “digitalizzazione dell’acqua” illustrate da Giacomo Sarti, direttore Business Unit Top & Large di WindTre, al lavoro che player com Tim e Google stanno svolgendo sul Cloud a servizio delle Pmi; dalle novità che sul fronte euroatlantico arrivano dall’iniziativa del Transatlantic Investment Committe, qui illustrate dal suo ispiratore Andrea Gumina, presidente dell’Associazione Amerigo, al mondo sempre in evoluzione dell’agricoltura 4.0 riportato da Federico Maffezzoli, ricercatore dell’Osservatorio Smart Agrifood.  Puntuali e ricche di dati utili a leggere lo scenario dell’innovazione legato alle Pmi e al Mezzogiorno sono i contributi di Salvio Capasso, Responsabile del Servizio Imprese & Territorio di SRM, e di Silvia Petrone e Marco Pini dell’Istituto Tagliacarne. Come sempre, ospitiamo la nota su ricerca e tecnologia a firma di Luigi Nicolais. Il tutto, come sottolinea Maurizio Manfellotto, presidente del Campania DIH, stando sempre dalla parte del cambiamento.
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