Se l’Intelligenza Artificiale è già oggi un ingrediente fondamentale dello sviluppo sociale ed economico globale, l’Africa intende avvalersene, e non rimanerne marginalizzata. D’altronde uno studio del Carnegie Endowment for International Peace rivela che l’IA può contribuire a far crescere l’economia del Continente per un valore compreso fra i 3 ed i 5 miliardi di dollari entro il 2030.

I caratteri essenziali della visione africana circa l’utilizzo dell’IA nelle principali attività produttive, commerciali o dei servizi continentali si trovano nell’Africa Declaration on Artificial Intelligence, approvata nell’ambito dell’Unione Africana nell’aprile 2025, in occasione del Vertice sullo stesso tema, svoltosi a Kigali, in Rwanda, seguito poi da varie Conferenze più settoriali in Kenya, in Egitto ed in Marocco. La Dichiarazione non ha un valore vincolante, ma contiene dei principi ispiratori che riflettono le sensibilità continentali: prima fra tutte è che si debba puntare ad una “piattaforma africana”, il cui controllo sia garantito da una governance continentale, senza interferenze dei grandi Attori esterni, come quelli americani o cinesi, che rischiano di realizzare una sorta di “colonialismo digitale”. L’obiettivo non è utilizzare quanto già disponibile, cioè veicoli come ChatGPT, Gemini, Claude o Copilot, ma di sviluppare un ambito africano di IA, in cui vengano diffusi dati ed informazioni elaborate dall’Africa per l’Africa. Le aree principali di attenzione dovrebbero essere le infrastrutture e i trasporti, il mercato, gli investimenti, la salute, l’agricoltura, l’educazione, secondo politiche e strategie fissate dapprima a livello statale, e successivamente coordinate in ambiti regionali e continentale, e comunque in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Unione Africana.

Fra i Paesi che hanno già lanciato proprie strategie sull’IA, figurano il Sudafrica, l’Etiopia, il Rwanda, l’Egitto, il Kenya (con la sua Silicon Savannah), la Mauritania, lo Zambia, il Ghana, la Costa d’Avorio, il Marocco, la Tanzania, la Tunisia. Si tratta degli Stati che si trovano in effetti più avanti, nel Continente, per infrastrutture digitali indispensabili al sistema. Tuttavia, circa 20 Paesi, sui 54 complessivi, non hanno un piano chiaro o sono ancora all’inizio del percorso, come Somalia, Eritrea, Sudan, Sud Sudan, Ciad, Burkina Faso, Mali, alle prese con problemi di stabilità politica interna, con mancanza di competenze specifiche, con strutture digitali limitate, e con carenza di fondi. Ne emerge quindi un quadro fortemente differenziato, con grandi divari fra Stati, ciò che fa intravedere la possibilità che la corsa verso l’IA lasci molti Governi continentali indietro, in un gap davvero difficile da recuperare, ai ritmi attuali. Un aspetto particolarmente critico in Africa è l’accumulo delle enormi quantità di informazioni necessarie nei “data centers”, tenuto conto che la più gran parte dei Governi africani impegnati nel settore non solo mira ad una IA centrata sui bisogni, le priorità e le sensibilità del Continente, ma intende valorizzare la diversità attraverso l’utilizzo delle lingue autoctone parlate dai maggiori gruppi etnici. La creazione di insiemi di dati locali espressi nelle più diffuse lingue africane è un must per le competenti Autorità del Continente, che vogliono vedere riflessi nel nuovo strumento digitale i valori e i modelli africani: Nigeria, Etiopia e Senegal, cioè Stati con numerose etnie al proprio interno, sono leader nella richiesta di un multilingual model.

Tuttavia gli ambiziosi obiettivi dell’Africa devono fare i conti con la realtà dei bilanci e delle risorse disponibili, e con le obiettive difficoltà logistiche collegate al mondo dell’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima, per funzionare, richiede enormi quantità di energia elettrica, collegamenti internet ad alta velocità, ingenti dotazioni di acqua per il raffreddamento dei data centers, personale qualificato ed aggiornato, tutti fattori estremamente scarsi nel Continente. Mentre Marocco e Sudafrica possiedono i più avanzati super-computer con soddisfacenti capacità di calcolo per lo sviluppo locale dell’IA, i data center nel resto dell’Africa rappresentano circa l’1-2% del totale globale, e la digitalizzazione costituisce un’altra delle numerose voci di spesa del Continente sulla via della crescita, con ulteriore bisogno di finanziamenti all’orizzonte. In occasione del Vertice di Kigali dello scorso anno la società africana Cassava Technologies ha concluso un accordo con Nvidia per finanziare con circa 700 milioni di dollari nuove stazioni di IA in Egitto, Marocco, Nigeria e Sudafrica.

Nello stesso Vertice è stata proposta altresì la creazione di un’Africa IA Fund con una futura dotazione di 60 miliardi di dollari; esso tuttavia non è ancora operativo e ciò dimostra, al contempo, l’importanza conferita alla sfida digitale e la complessità di farvi adeguatamente fronte. Il Continente africano, con alcuni suoi Stati leader, non intende dunque essere solo un utilizzatore finale delle nuove tecnologie digitali, ma un architetto in grado di plasmare il proprio destino, anche con l’ausilio fondamentale dell’Intelligenza Artificiale. L’importante è non soffermarsi troppo a riflettere su come conciliare questi traguardi strategici con il problema del debito estero africano, pubblico e privato, che già oggi ammonta a circa 1,3 trilioni di euro.

Giuseppe Mistretta

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