«Palazzo San Giacomo non è l’unico ente a versare in condizioni drammatiche. Ecco perché serve una legge nazionale che riporti in attivo tutti i Comuni in dissesto o in predissesto. Leggeremo la proposta di legge speciale alla quale sta lavorando il Partito democratico, ma credo che non saremo d’accordo. La soluzione alternativa? Una norma che spalmi i debiti di tutte le amministrazioni con bilanci in rosso su un arco temporale di trent’anni»: ne è convinto Paolo Russo, deputato di Forza Italia e membro della commissione Finanze della Camera.
Onorevole, per quale motivo crede che una legge speciale non possa risolvere i problemi di Napoli?
«Perché Napoli presenta le stesse difficoltà di Roma, Palermo, Foggia o Salerno. Basta etichettarla sempre come “città speciale” con “problemi speciali”. Napoli ha una sua specificità, è vero, perché ha le dimensioni di una grande metropoli europea, ma non gli strumenti per rendere efficiente la spesa. In Italia, però, ci sono circa 400 Comuni in dissesto e quasi mille in predissesto. È evidente che ci troviamo di fronte a un problema nazionale. Una legge speciale rischia di diventare una mera richiesta di risorse, quasi di elemosina».
Allora cosa fare per trascinare Napoli fuori da questa fase drammatica?
«Bisogna ridefinire concetto, struttura e competenze delle Città metropolitane che sono incompiute. Parlo anche di Milano o Roma che dovrebbero avere una governance efficiente ed efficace su trasporti, rifiuti, scuola e sanità. C’è da lavorare sugli strumenti a disposizione degli enti locali. Varare una legge, sanare il debito e dopo tre anni ritrovarsi al punto di partenza, perché non si è riformata l’amministrazione, è inutile».
Però oggi il Comune di Napoli presenta un disavanzo di quasi due miliardi e 700 milioni di euro: come se ne esce?
«Con una soluzione nazionale che spalmi il debito in 30 anni e, contemporaneamente, rivisiti le competenze di Municipalità, Comuni, Città metropolitane e Regioni».
In che modo?
«Può funzionare un Comune che non deleghi alle proprie Municipalità funzioni importanti come la manutenzione delle strade? Non credo. Nello stesso tempo bisogna affidare quanti più servizi possibile ai privati. In questo quadro dev’essere rivisto anche il ruolo della Città metropolitana, visto che certe questioni vanno affrontate al di fuori della cosiddetta cinta muraria, e della Regione, che non può avere la governance di tanti servizi».
Più autonomia ai sindaci: era una delle proposte di norma speciale per Napoli formulata da Gianni Lettieri nel 2011: sostituendo la parola “speciale” con “nazionale”, quell’idea può essere valida ancora oggi?
«Assolutamente sì, a patto che sia una legge di carattere nazionale e quindi valida per tutti gli enti. Andrebbe anche aggiornata rispetto all’emergenza bilanci dei Comuni: quello di Napoli, all’epoca, presentava un debito di circa 700 milioni di euro, cresciuto negli anni a causa dell’inefficienza amministrativa: basti pensare ai pessimi risultati dell’attività di riscossione delle multe».
A questo proposito, il Pd sta lavorando a una proposta che prevede anche di accorpare le imposte come avvenuto per il canone Rai, inserito nella bolletta dell’energia elettrica, e di varare deroghe per favorire le assunzioni. Cosa ne pensa?
«Detta così mi sembra quasi offensiva nei confronti dei napoletani che risultano “brutti e cattivi” perché non pagano multe e imposte. È improponibile. Per quanto riguarda le assunzioni, torniamo al punto di partenza: ne hanno bisogno praticamente tutti i Comuni italiani, è inutile parlare di Napoli in questa chiave banale e quasi provinciale. Comunque valuteremo le proposte del Pd. A ogni modo non sono i napoletani a essere poco civili, ma è l’amministrazione di de Magistris che non è stata all’altezza del compito: i cittadini hanno “sbagliato” a votare, ma non per questo devono pagare le inefficienze del Comune».
Tra qualche mese i napoletani torneranno alle urne. Tra i possibili candidati a sindaco ci sono Alessandra Clemente, Antonio Bassolino, Roberto Fico, Enzo Amendola e Catello Maresca. Che opinione ha in merito?
«Tranne Maresca, appartengono tutti a un retaggio della sinistra, espressione di un malgoverno che ha ridotto Napoli nelle condizioni in cui è oggi. Direi di accantonare questi candidati che hanno fatto solo male a Napoli».
Quindi salva solo Catello Maresca?
«Certo. Intorno alla sua figura sta nascendo un forte sentimento civico che abbraccia vari mondi. Stavolta ci sono le condizioni per far accadere ciò che non è accaduto in 30 anni: accantonare il governo delle sinistre e provare a mettere in campo una proposta riformista e liberale, magari anche scollegata dai partiti tradizionali».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.