«Napoli ha bisogno di una visione chiara e lungimirante, oltre che di progetti concreti e strategici: tutti ingredienti oggi inesistenti. La macchina comunale dev’essere necessariamente modernizzata con l’ingresso di giovani esperti di tecnologia e innovazione. Solo così Napoli può tornare a essere una grande capitale europea».
Luigi Nicolais, già ministro per le Riforme e le Innovazioni nella pubblica amministrazione, racconta Napoli, la città che è stata e quella che dovrà diventare in un futuro.

Professore, oggi Napoli che città è?
«È senza dubbio una città sofferente. Uno dei punti più critici per chi vi abita è la viabilità: decine di cantieri aperti e mai terminati. Penso alla Galleria Vittoria, crocevia fondamentale per la mobilità dei cittadini, chiusa da mesi per manutenzione ma dove i lavori sono fermi: in altre parti del mondo avrebbero operato h24 per riaprirla. Oppure Via Marina dove, dopo anni di lavori, siamo sempre al punto di partenza. Il problema, a Napoli, è che il tempo sembra essere una variabile aleatoria, quando invece è un elemento essenziale».

Vuol dire che l’amministrazione di de Magistris non ha funzionato?
«Direi di no. C’è stata una scarsa presenza del governo della città, almeno secondo la mia idea che si basa su un’amministrazione capace di dare segnali concreti. Qui non c’è alcun segnale, al netto della passeggiata sul lungomare. Bisognava invece ridisegnare la città dal punto di vista logistico e riorganizzare la mobilità. Si tratta di un sistema complesso che va costruito tenendo insieme tutte le variabili e non è pensabile farlo intervenendo su piccoli settori di volta in volta».

In che modo si esce da questo impasse, considerando anche che il debito complessivo del Comune ammonta a circa quattro miliardi di euro?
«Senza dubbio con una legge speciale per Napoli. La città ha bisogno di un’attenzione particolare per essere rilanciata. Servono progetti credibili e ambiziosi per il sociale e per gli investimenti in modo tale da consentire alla città di cambiare radicalmente».

A quali progetti pensa?
«Credo che si debba rivalutare l’area costiera, ma inserendo questo intervento in una visione chiara e a lungo termine. I progetti piccoli non servono a nulla. Penso anche alle università, all’innovazione e alle eccellenze del nostro territorio. L’Apple Academy di San Giovanni a Teduccio, per esempio, è un modello virtuoso che andrebbe replicato. Napoli ha giovani brillanti, un serbatoio di talenti, creatività e storia, oltre che una forte identità. C’è bisogno di una grande operazione di marketing che faccia sapere al mondo che siamo qui. Napoli deve tornare a essere una grande capitale europea, non può continuare a presentarsi come una parte del Sud passiva e bisognosa di un supporto contino e costante: va rilanciata, non tenuta a balia».

Dei “vecchi” progetti – penso a Napoli Est o a Bagnoli – che idea ha?
«Sono importantissimi per la città e andrebbero concretizzati, ma ancora una volta, a Napoli, il tempo sembra non essere rilevante. Sono anni che parliamo della riqualificazione di Bagnoli, eppure è tutto fermo. Ancora oggi non si sa che cosa debba diventare quell’area: non c’è un progetto, non c’è un idea. Certo è, tuttavia, che pubblico e privato devono lavorare insieme: bastano regole chiare e privati disposti a fare investimenti importanti e in trasparenza. In questo senso dobbiamo essere più moderni».

Come immagina Bagnoli?
«Dovrebbe diventare un’area verde, circondata da grandi alberghi che possano dare una spinta importante al turismo. Bisogna rivalutare tutta l’area dei Campi Flegrei, sito di cultura e storia unico nel suo genere. Non dobbiamo inventare nulla, ma dobbiamo guardare quanto di buono viene realizzato negli altri Paesi e, laddove possibile, replicarlo».

Per farlo occorre un’amministrazione che funzioni: come va riorganizzata la macchina comunale?
«Oggi ripropongo una soluzione che avevo in mente già dieci anni fa, quando ero ministro in carica. Ci dovrebbe essere una “exit”: congediamo tre persone prossime alla pensione, o intenzionate ad anticipare la fine del loro percorso professionale, e inseriamo giovani qualificati, esperti in tecnologia e innovazione. Bisogna alleggerire e rivitalizzare questa macchina burocratica farraginosa e lenta. Parliamo ancora di digitalizzazione all’interno del Comune, mentre oggi dovremmo parlare di intelligenza artificiale. Un Comune grande come quello di Napoli non può funzionare senza un sistema informatico avanzato. Dobbiamo anche attirare nuove aziende ad alto contenuto tecnologico che assumano più laureati e tecnici e che scelgano di operare qui perché pronte a sfruttare intelligenze che altrove mancano. Così si può costruire una macchina amministrativa perfettamente funzionante e moderna, con un mix di persone esperte e di giovani: è la ricetta per una squadra vincente».

Formata la squadra, qualcuno dovrà fare da capitano: cosa pensa di un possibile ritorno di Antonio Bassolino alla guida della città?
«Stimo Bassolino, la sua è una figura interessante, anche se credo che il Partito democratico debba individuare al più presto il suo candidato per Palazzo San Giacomo. A ogni modo, Bassolino è un uomo che conosce la città e ha saputo gestire bene sia il Comune sia la Regione. In ogni caso mi auguro che si un esponente del Pd a guidare Napoli nei prossimi cinque anni».

Come vede un accordo tra Pd e Movimento Cinque Stelle?
«Il M5S è formato da persone intelligenti, ma molto spesso poco preparate e non in grado di gestire un sistema complesso come quello un Comune. L’accordo può anche andar bene, ma a patto che il Pd abbia un ruolo centrale e il M5S un ruolo di supporto perché il primo vanta un’esperienza più lunga e solida rispetto al secondo i cui membri hanno spesso dimostrato scarsa professionalità».

E cosa pensa, invece, di un accordo con Azione di Carlo Calenda?
«Un patto tra riformisti sarebbe una buona soluzione».

Qual è la sua opinione sulla possibile candidatura a sindaco del magistrato Catello Maresca?
«È un buon magistrato, ma per Napoli non passerei da un magistrato a un altro: in questo modo la città farebbe un passo indietro».

C’è anche Alessandra Clemente che ambisce al ruolo di sindaco: potrebbe essere all’altezza del ruolo?
«No. Clemente è brava, ma troppo giovane e inesperta per guidare il Comune».

Quali caratteristiche dovrà avere il prossimo sindaco?
«Dovrà dedicarsi totalmente alla città e dimostrare di avere una visione della stessa. Dovrà delineare un programma che aiuti i napoletani a immaginare e concretizzare la città dei loro sogni, pur senza stravolgerne l’identità».

E lei si candiderebbe?
«Mai, neanche se mi puntassero una pistola alla tempia. Ho già dato in politica, adesso sono felice di dedicarmi alla ricerca e all’innovazione».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.