Giorno 13 di isolamento: comincia bene, guardo la posta e c’è una email della scuola di mio figlio.
La apro è breve e diretta, “non si garantisce il collegamento alle nostre piattaforme, pertanto il normale svolgimento delle lezioni, secondo la didattica del giorno, potrebbe subire variazioni ”. D’istinto digito l’indirizzo delle diverse piattaforme scolastiche e …nulla, ripeto l’indirizzo, attendo e dopo diversi secondi compare il messaggio: ”la pagina è scaduta”.
La scena si ripete per ciascuno dei diversi indirizzi, almeno tre, a cui collegarsi per le lezioni, le esercitazioni ed i compiti del giorno.
In altre parole non funziona nulla, non si accede, niente registro elettronico, niente web edicola, nè video esercitazioni dalla classe virtuale.
Niente.
Mi sento improvvisamente in vacanza, leggera. Reclusa, ma insperatamente felice!
Dalla chiusura delle scuole e dell’Italia tutta, mentre con fatica cerco di continuare a lavorare in smart work o telelavoro, come per molti altri genitori, il vero incubo ad ogni risveglio è l’organizzazione della giornata scolastica di mio figlio, studente di prima elementare.
Si, avete capito bene, di prima elementare, nessuna Università o liceo, lui è solo in prima elementare, ma l’accanimento con cui viene verificata ogni sua presenza alle lezioni a distanza e ogni compito da svolgere, è tutt’altro che da prima elementare.
La posizione della scuola che frequenta è molto chiara: “la scuola è aperta, sono temporaneamente cambiati il modo di insegnare e le modalità di frequenza” .
Lungi da loro domandarsi solo per un attimo, CHI tiene davvero la scuola aperta, chi fornisce aule, computer, stampanti e attenzione per gli alunni più piccoli!?
Mamma e papà! Mamma e papà? Davvero?

Diciamolo senza sessismo o sensi di colpa verso il giuramento femminista, mamma più di papà.
E mamma in un battibaleno si è trasformata in maestra!
Durante le lunghe ore di “scuola aperta a casa”, almeno quattro anche cinque quotidiane, in questa non voluta esperienza di home school, è la mamma che rispiega, sorveglia, garantisce, evita distrazioni o fughe dal monitor, in un continuo “dove vai? Cosa fai? Stai attento! Hai finito l’esercizio?
Italiano, matematica, storia, geografia, musica, inglese! Non distrarti!
Facile a dirsi!
E così tra una spiegazione e un rimprovero, siamo velocemente arrivati a “Maestra posso andare in bagno?”
Ecco chi tiene aperta la scuola! MammaMaesta.
Ma oggi la tecnologia è nostra alleata, in questa dimensione da reclusi dove marinare la scuola ha dell’impossibile, internet ha compiuto il miracolo: OFF, chiuso per sovraccarico della rete, niente scuola e niente compiti.
Mio figlio dorme ancora, lo sveglio e glielo dico subito?! No.
La vacanza è vacanza, non sono ancora le 8.00 del mattino e dopo giornate, ormai settimane faticose, pesanti, lui merita di dormire e io di godere delle ore inaspettatamente recuperate per poter finalmente, perdere tempo, libera dall’ansia di arrivare in ritardo per la prima diretta del mattino: ore 08:30 la maestra
In ritardo senza uscire di casa, intrappolati nel traffico di una surreale gestione di appuntamenti e incontri virtuali che scandiscono la giornata tra il soggiorno, la cucina e il terrazzo.
Dall’inizio delle restrizioni per l’epidemia da Corona virus, ciascuno di questi luoghi infatti, ha completamente perso la sua originaria funzione, trasformandosi nell’ufficio del soggiorno, quello della cucina, la sala riunioni e infine la classe prima A, in fondo a destra, tra il Gabinetto del Ministro o Ufficio di Presidenza (la stanza della nonna) e il terrazzo.
Ma oggi la classe è di nuovo la stanza di mio figlio e lui dorme, sospese anche le gare del pomeriggio tra compagni su chi ha fatto più compiti, forse avremo qualche ora per tornare a giocare insieme, attività quasi scomparsa dall’inizio delle restrizioni, poiché tra il mio lavoro e il suo studio, il tempo a disposizione non consente di fare molto altro.
Riempio la vasca e scelgo per la mia “vacanza” un bagno lungo e ozioso, me lo merito, reagisco all’abbrutimento della prigionia.
Un concerto di cicale mi fa compagnia mentre mi pregusto il programma…cicale a marzo?
E’ la suoneria del gruppo whatsApp della classe di mio figlio.
Panico, disperazione, la notizia rimbalza da mamma a mamma: “non si accede alla piattaforma della scuola”, “nessuno ha il numero della maestra” (traduco: la maestra non ha dato il numero a nessuno), “lo sanno che non è colpa nosta?” “Che si fa?”
Per ultima, la rappresentante di classe annuncia che l’Istituto ha comunicato che da domani sarà attivo un nuovo link…vuol dire nuove app da scaricare, registrazioni da confermare, password da annotare, ovvero diverse coordinate per navigare nei mari casalinghi.
E dopo tutta quest’interconnessione, mio figlio alla fine della giornata conversa, più spesso litiga, con Siri e io non so più come convincerlo che non deve giocare con l’I pad, perchè, come raccomandano i pediatri, in queste ore piuttosto silenti, stare troppo davanti ad un monitor alla sua età,fa male…se non serve a studiare!