Una bocciatura su tutta la linea per il governo, che ha atteso troppo a lungo per imporre il lockdown, inizialmente unica ‘arma’ contro la pandemia di Covid-19, provocando così migliaia di morti evitabili e perdendo la possibilità di contenere il virus.

Sono queste le conclusioni tratte dal rapporto della commissione parlamentare per la Sanità e quella per la Scienza del parlamento di Westminster, che ha analizzato le azioni del governo britannico di Boris Johnson per fronteggiare la pandemia di Coronavirus.

Il rapporto evidenzia che l’azione ritardate dall’esecutivo Tories sia dovuta alla mancata discussione delle raccomandazioni dei consulenti scientifici da parte dei ministri. Per questo motivo il governo conservatore ha invece adottato strategie risultate poi dannose, come la ricerca di una fantomatica immunità di gregge in un periodo in cui non vi era ancora traccia di un vaccino anti-Covid.

Solo quando il servizio sanitario nazionale britannico ha rischiato di essere sopraffatto dalle infezioni in rapida crescita, il governo ha finalmente ordinato un rigido lockdown, sul modello di quanto fatto in Italia. “C’era il desiderio di evitare un blocco a causa dell’immenso danno che avrebbe comportato per l’economia, i normali servizi sanitari e la società”, si legge nel rapporto congiunto del Comitati scientifici e sanitari della Camera dei Comuni, ma “in assenza di altre strategie come un rigoroso isolamento dei casi, un’operazione di test e tracciamento significativa e solidi controlli alle frontiere, un lockdown completo era inevitabile e sarebbe dovuto avvenire prima“.

In particolare la commissione d’inchiesta parlamentare sottolinea che la cattiva gestione dell’epidemia è andata avanti almeno fino al 23 marzo, nonostante le richieste di autorevoli esperti di mettere in campo misure di contenimento severe, tra cui appunto il lockdown, motivate inoltre dal modello previsionale dell’Imperial College di Londra che paventava la possibilità di contare fino a mezzo milione di morti se non si fossero messe in atto azioni drastiche di sanità pubblica.

In un passaggio c’è in particolare la ‘pietra tombale’ per il lavoro svolto da Johnson: quello del suo esecutivo è stato “uno dei più grandi fallimenti di salute pubblica che il Regno Unito abbia mai conosciuto“.

Il rapporto che stronca l’operato di BoJo, Boris Johnson, circa 150 pagine di analisi e documenti, si basa sulla testimonianza di 50 persone tra cui l’ex segretario alla sanità Matt Hancock e l’ex membro del governo Dominic Cummings. Approvato all’unanimità da 22 legislatori dei tre maggiori partiti in Parlamento, è una ‘mazzata’ anche interna per Johnson: le commissioni hanno infatti come presidenti due parlamentari conservatori, l’ex ministro della Salute Jeremy Hunt e Greg Clark.

Bocciato anche il programma di tracciamento messo a punto dal governo: una operazione lenta, incerta e caotica che ha ostacolato la risposta del Paese alla pandemia.

Viene invece lodato l’operato del governo sul fronte della campagna vaccinale. Un intervento questa volta rapido che ha portato alla vaccinazione con doppia dose di quasi l’80% della popolazione con età superiore ai 12 anni. Nelle conclusioni del rapporto Clark e Hunt scrivono quindi che “è essenziale imparare dagli sbagli per affrontare le sfide future“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia