“Il Festival di Sanremo non è più della Rai per diritto divino. Quella gara esiste perché l’abbiamo imposta noi. E non ci fermiamo qui”. La sentenza del TAR Liguria depositata ieri non cambia la sostanza: JE — Just Entertainment — ha già vinto questa battaglia. Per oltre cinquant’anni il Festival è stato affidato direttamente alla Rai, senza gara. JE ha rotto questo schema, vincendo prima davanti al TAR Liguria nel dicembre 2024 e poi al Consiglio di Stato nel giugno 2025. Da quel momento, e per sempre, l’organizzazione del Festival deve passare da una procedura pubblica.

“Ci avevano detto che era impossibile. Lo abbiamo fatto” dichiara Sergio Cerruti, Managing Director di Just Entertainment. “La pronuncia di ieri riguarda il primo bando di gara, reso necessario proprio a seguito della nostra vittoria. Si tratta di un bando costruito su un perimetro limitato ai soli operatori televisivi nazionali in chiaro per la realizzazione del Festival. Sul piano dei principi di concorrenza, favor partecipationis e proporzionalità, riteniamo vi siano elementi solidi per un appello al Consiglio di Stato, che valuteremo insieme al nostro collegio difensivo dello Studio Lipani, con gli avvocati Damiano Lipani e Francesca Sbrana. A chi oggi titola ‘Sanremo resta alla Rai’, sfugge un punto essenziale: questa gara – la stessa gara che la Rai ha vinto – esiste solo perché JE l’ha imposta. Senza il nostro ricorso, oggi il Comune di Sanremo e gli artisti in gara percepirebbero diversi milioni di euro in meno, nell’ambito di una convenzione deliberata in Giunta e di fatto affidata in bianco alla televisione di Stato.”

Cerruti non è soltanto il Managing Director di JE e il promotore del ricorso sul Festival, ma è anche impegnato da oltre quattro anni in un contenzioso con la Rai per oltre 20 milioni di euro di diritti musicali non riconosciuti all’industria discografica. “Non importa quanto tempo ci vorrà” conclude. “La cosiddetta ‘Mamma Rai’ ha mostrato nei confronti dell’industria musicale un volto più simile a quello di Dracula che di una madre. Parliamo della stessa industria che viene celebrata sul palco del Festival e che, al tempo stesso, fatica a vedersi riconosciuti i compensi per l’utilizzo della musica in televisione. Se con questa battaglia abbiamo garantito al mercato dell’organizzazione di eventi musicali in Italia un diritto che prima non aveva – il diritto di esistere come interlocutore – il passo successivo è assicurare ad artisti e produttori il pieno riconoscimento economico del loro lavoro. E su questo, come sul resto, non ci fermeremo.”

 

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