La stampa italiana? Cringe. Per chi è nato nel nuovo millennio è una parola ormai di uso comune, soprattutto sul web e i social network, ma la grande stampa l’ha scoperta solo recentemente strumentalizzando un articolo comparso sul sito dell’Accademia della Crusca.

Cosa è successo quindi? Come ricostruisce Valigia Blu, la Crusca ha pubblicato nella sua sezione ‘Parole nuove’ una scheda sul termine Cringe e un articolo collegato per approfondire il tema. Cringe, spiegato in poche parole, vuole dire essenzialmente “imbarazzo”, o nell’uso come aggettivo “cosa che provoca imbarazzo”.

Essendo ormai un termine popolarissimo sul web, la Crusca ha quindi deciso di analizzarlo e di dedicargli una scheda, che non vuole dire ovviamente “sdoganarlo” nell’italiano comune, come molti quotidiani italiani hanno scritto nelle scorse ore. Per verificarlo sarebbe bastato semplicemente leggere quanto scritto dall’Accademia della Crusca nella pagina introduttiva alla sezione ‘Parole nuove’.

Qui infatti era possibile vedere come “l’obiettivo principale” della sezione è quello di “fornire uno strumento di informazione completa e corretta su parole che si possono incontrare nello scritto e nel parlato e che non sempre trovano un’adeguata trattazione negli strumenti lessicografici esistenti. Il fatto che la redazione dedichi una scheda a una determinata parola in nessun modo significa che l’Accademia della Crusca ne promuove l’ingresso nel repertorio delle parole effettive dell’italiano, dal momento che questo può avvenire soltanto in modo “naturale”, sulla base delle normali dinamiche di funzionamento delle lingue”.

Esattamente l’opposto di quanto affermato da gran parte dei giornali italiani che hanno ripreso la notizia sulla parole Cringe.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia