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La città “sotto i cinquantamila”: i cittadini se ne vanno ma i posti letto turistici salgono
I residenti del centro storico sono scesi sotto quota 49.000. Negli anni Cinquanta erano oltre 174.000. Una città che in settant’anni ha perso più di due terzi dei suoi abitanti, e che oggi conta ufficialmente più posti letto turistici che cittadini iscritti all’anagrafe: una soglia simbolica superata già nel 2023, quando i circa 49.000 letti per turisti hanno scavalcato i residenti del centro insulare. Il dato non è soltanto statistico. È la fotografia di un tessuto urbano che si scioglie: scuole che chiudono, parrocchie che accorpano funzioni, botteghe di vicinato sostituite da minimarket per visitatori, ambulatori che servono una popolazione sempre più anziana e sempre meno sostituita.
Il nodo, per chiunque vincerà domenica, è l’abitare. Affitti brevi che hanno saturato Cannaregio, Castello, Dorsoduro, prezzi al metro quadro che a San Marco viaggiano oltre i diecimila euro, edilizia residenziale pubblica concentrata a Sacca Fisola e alla Giudecca con bandi che si aprono a distanza di anni. La legge regionale del Veneto sugli affitti brevi del 2023 ha introdotto qualche paletto ma non ha fermato il fenomeno, e il regolamento comunale resta materia divisiva: chi propone tetti rigidi al numero di giorni, chi difende la libertà del proprietario di mettere a reddito l’immobile. In mezzo, le famiglie giovani che traslocano a Mestre, a Marghera, in terraferma. Da quando si attraversa il Ponte della Libertà per restare veneziani senza più poterlo essere fino in fondo. La prossima amministrazione eredita anche il dossier degli alloggi sfitti di proprietà pubblica — centinaia di unità tra Ater e Comune in attesa di ristrutturazione — e la partita europea sulla Bolkestein per le concessioni demaniali, che a Venezia significa pontili, fondamenta, spazi commerciali. Tutto questo mentre l’età media supera ormai i cinquant’anni. Una città laboratorio, che chiede una politica.
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