Un sì con molte riserve al Quantitative Easing lanciato dalla Banca Centrale Europea nell’era di Mario Draghi. È la decisione arrivata dalla Corte Costituzionale tedesca per stabilire la legittimità del Pspp: da Karlsruhe i giudici si limitano infatti ad accettare le decisioni della Corte di Giustizia europea e a stabilire che il programma “non viola il divieto di finanziamento monetario” degli Stati membri. Fortunatamente è stata evitata la bocciatura: in tal caso, se i giudici avessero riscontrato la violazione del divieto per la Bce di finanziare i debiti dei Paesi membri, la Banca centrale teutonica sarebbe stata immediatamente bandita dal programma di acquisti europeo di titoli di Stato con ripercussione drammatiche per gli altri paesi dell’Unione Europea.

Il giudizio della Corte tedesca, che non riguarda invece le decisioni prese dalla Bce per l’emergenza Coronavirus, esprime però critiche pesanti all’operato del Parlamento tedesco per non aver adottato contromisure al Quantitative Easing. Pur ritenute legittime infatti, la Corte Costituzionale evidenzia che le misure della Banca Centrale Europea “non sono coperte dalle competenze europee e non potrebbero avere validità in Germania”. Fortunatamente è stata evitata la bocciatura:

Non solo. Gli otto giudici della Corte Costituzionale teutonica danno di fatto un ultimatum di tre mesi al proseguimento del Pspp, che ha ormai raggiunto un valore di 2.600 miliardi. Se la Bce non dovesse rispettare alcune condizioni, la Bundesbank dovrebbe ritirarsi dai programmi di interventi. I giudici fanno riferimento al principio di proporzionalità negli acquisti dei titoli di Stato: è proprio il caso dell’Italia, che contribuisce al 15% circa del capitale della Bce ma che ‘approfitta’ del programma di acquisti per oltre il 30%. Per la Corte di Karlsruhe fino ad oggi non vi sono state spiegazioni sufficienti a dimostrare che la sproporzione in atto sia un finanziamento monetario a deficit.

Una decisione che pone interrogativi fortissimi sul programma di acquisti varato lo scorso 18 marzo per fronteggiare l’emergenza economica provocata dal Coronavirus, il famoso bazooka da 750 miliardi, che sulla carta è ancora più flessibile del vecchio Quantitative Easing. Ma c’è un secondo ‘messaggio’ nella decisione dei giudici tedeschi: di fatto dalla Germania si pongono sempre più limiti all’impegno della Bce per aiutare le economie più in difficoltà nel continente, nonostante i messaggi positivi della presidente Christine Lagarde delle ultime settimane.

La sentenza della Corte tedesca sugli acquisiti dei bond della Bce è stato quindi commentata da un portavoce della Commissione Ue, che ha sottolineato come è stato “riaffermato il primato della legge europea e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le Corti nazionali. La Commissione rispetta l’indipendenza della Bce, e studieremo la sentenza in dettaglio”.