Testimoni e collaboratori di giustizia? Vivono “come se fossero in un campo di concentramento. Per questo motivo io sento molto vicina a me la giornata della memoria. Anche noi abbiamo il codice identificativo. Solo che gli ebrei deportati ad Auschwitz avevano la fortuna di morire. Noi invece moriamo giorno dopo giorno”.

Sono le dichiarazioni della deputata del Movimento 5 Stelle Piera Aiello, espresse durante un convegno che si è tenuto sabato 11 luglio a Ottaviano, in provincia di Napoli. La notizia è stata riportata ieri, con tanto di video, dal giornale web siciliano Tp24, scatenando un vespaio di polemiche.

La Aiello è stata eletta nel collegio di Marsala e Trapani alle ultime elezioni politiche ed è diventata nota al pubblico e ai giornali come la “candidata senza volto”, perché per ragioni di sicurezza ha condotto la campagna elettorale senza mai farsi. Nel 1991 suo marito Nicolò Atria, figlio del boss mafioso Vito, venne ucciso davanti ai suoi occhi e Aiello divenne testimone di giustizia.

La deputata grillina, dopo le polemiche sorte sul web, si è scusata con un post su Facebook: “Ho usato una metafora molto infelice – spiega la parlamentare originaria di Partanna –, mossa da un pathos provocato da un percorso esistenziale di profondo dolore, seppur certamente non paragonabile. L’Olocausto merita un rispetto assoluto per la memoria dell’umanità. La sofferenza dei testimoni e collaboratori di giustizia non è in alcun modo comparabile a cotanto orrore, il male assoluto di un incomprensibile delirio collettivo”.