«Una giunta di alto profilo tecnico è sicuramente un bene per la città, ma se a questo approccio tecnico non si associa una visione e un confronto, l’amministrazione Manfredi avrà un impatto con la realtà forte e si creerà una situazione di stallo». Lina Lucci, già segretaria campana Cisl, posa lo sguardo sulla città.

Dottoressa, a otto mesi dall’elezione del sindaco Gaetano Manfredi che giudizio ha di questa nuova amministrazione comunale?
«Avendo guidato processi complessi so che ci vuole tempo. Mi rendo conto che la situazione che ha ereditato Manfredi era una situazione catastrofica e non si poteva pretendere un miracolo. Questo per onestà intellettuale va detto come va detto che Napoli ha riacquistato una reputazione istituzionale che aveva perso. Recupera, quindi, sul piano della credibilità: la giunta Manfredi ha un modo di porsi molto differente rispetto alla precedente amministrazione guidata da de Magistris. Il profilo politico basso e un profilo tecnico più elevato ha giocato sicuramente a vantaggio della reputazione della città».

Ma la sensazione è proprio questa, molti tecnici ma pochi politici…
«Sì. Il rovescio della medaglia è proprio questo. La qualità che esprimono il sindaco e gli assessori sul piano tecnico può rivelarsi un boomerang poiché quando hai dalla tua la tecnica, non hai la necessità di mediare la conoscenza con altri. La criticità che vedo all’orizzonte è questa, ovvero che a lungo andare continui a prevalere il profilo tecnico, a discapito di quello politico. Questa combinazione potrebbe creare un’impasse, o meglio un impatto con la realtà che non sarà di poco conto».

Cerchiamo di fare un bilancio di questi due aspetti della Giunta che convivono tra loro: tecnico e politico.
«Allora, se analizziamo per esempio la questione della Galleria Vittoria che è stata riaperta e restituita in tempi brevi alla cittadinanza vediamo come il profilo tecnico sia stato importante. Anche se non sono stati risolti tutti i problemi strutturali legati al tunnel della Vittoria. Ma se ci concentriamo sulla riscossione delle multe e delle tasse, questo approccio non risulta positivo. Il Comune cosa ha fatto? Ha delegato a un soggetto terzo la riscossione delle sanzioni. Non è un metodo censurabile sotto il profilo procedurale, lo può fare e l’ha fatto. Ma è evidente che si sta delegando un problema e una funzione politica a una soluzione tecnica. Mi spiego, dietro quella mancanza di riscossione, che è strutturale, c’è un ragionamento a monte da fare, e non a valle: perché non si pagano le multe? È “colpa” solo di una parte della cittadinanza che non collabora con le istituzioni o è anche legata all’assenza delle istituzioni in determinati quartieri e quindi è la risposta di un cittadino che si ribella? Si dovrebbe affrontare a monte questa questione, non è che alzo il livello di repressione, affido a un soggetto terzo e ho risolto il problema. Dietro questa situazione c’è un problema sociale che andrebbe affrontato».

Altra questione che il Comune non riesce a risolvere è quella della gestione delle spiagge. Il week end appena trascorso ha dimostrato che le misure messe in campo non sono state efficaci, anzi…
«Esatto. L’altro tema è proprio questo: la gestione del demanio costiero e degli arenili. Il Comune ha regolamentato l’accesso alle spiagge pubbliche, un’altra soluzione tecnica che ha scatenato l’ira di tutti i cittadini. Riconosco la voglia del Comune di dare una risposta, ma è stata una risposta di segno negativo. La soluzione di contingentare gli accessi è una soluzione tampone, di tipo tecnico che ha impattato con una realtà che ne ha certificato l’erroneità: manca a monte un elemento di cui la città soffre da tempo immemore ovvero la pianificazione. Perché se dopo anni è ancora l’Autorità portuale a dare in concessione le spiagge al Comune e non è il Comune a pianificare la gestione, ad analizzare i km di spiagge, a decidere quali dare in concessione e quali rendere pubbliche. È il Comune che dovrebbe stabilire la “vocazione” di quel determinato pezzo di costa. Se è di tipo turistica o commerciale. È una strategia che va pianificata e che necessita di una risposta concreta. Vedo quindi la qualità dei grandi temi di cui si sta occupando questa Giunta: decoro urbano, sicurezza, sono le precondizioni perché la città abbia poi una risposta forte anche in termini di occupazione, ma la Giunta dovrebbe dire anche come intende fare queste cose e affrontare questi temi».

Qual è il rischio rispetto a questo approccio dell’amministrazione ai grandi temi della città?
«La preoccupazione è che da questo momento in avanti andiamo incontro a una ingegnerizzazione dei processi e questo ovviamente creerà uno stato di stallo. I processi complessi e i problemi della città di Napoli lo sono assolutamente, hanno bisogno di un confronto elevato. Se l’elevata conoscenza tecnica della Giunta Manfredi non si rende conto che c’è la necessità di confrontarsi con la rappresentanza sociale e quindi con tutto il sistema delle relazioni industriali, è evidente che non ce la farà. Purtroppo andranno “a sbattere”».

Approfondiamo il rapporto con le forze sociali della città. In che modo potrebbe migliorare?
«Il processo di coinvolgimento delle forze sociale, richiede anche da parte di queste ultime un intervento diverso. Anche loro devono esprimere una qualità di contenuti diversa da quella espressa fino a questo momento. Non ci può essere solo un appoggio sterile al sindaco di turno per conquistare la simpatia del partito di turno, né può esserci una rappresentanza sociale (sindacato dei lavoratori o delle imprese) che si fa forte dei numeri che rappresenta. C’è bisogno, invece, di un elevato grado di responsabilità per affrontare i problemi atavici che ha Napoli».

Uno in particolare?
«Penso per esempio agli scarichi a mare, alle fogne a cielo aperto, all’inceneritore. Sono dieci anni che ne parliamo: inceneritore sì o no. Mi fa paura questo atteggiamento. Se spiegata bene l’esigenza di creare un inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti, se la politica riuscisse a comunicare bene con la cittadinanza, al di là del consenso che può acquistare o perdere, la risposta arriva. Ma la politica non si può barricare dietro il consenso e non parlare di certi temi e nel frattempo gli studi ci dicono che la situazione è critica. Tutto questo richiede non solo una competenza tecnica elevata, e la nuova amministrazione la possiede, ma non possono illudersi di fare da soli senza il confronto con le forze sociali. Questo farà la differenza per la città di Napoli, altrimenti non ne usciamo».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.