Sembra essere tornata la calma a Bamako, capitale del Mali, dopo tre giorni di scontri fra le forze armate ed il gruppo Jnim (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani) affiliato con al Qaeda. Questi jihadisti hanno attaccato Bamako e le roccaforti della giunta militare al potere di Kati e Sevarè, dimostrando l’estrema fragilità dell’esercito maliano. In coordinamento con le milizie ribelli dei Tuareg, che hanno scatenato la battaglia nelle regioni settentrionali e centrali della nazione africana, i jihadisti hanno colpito con forza uccidendo il ministro delle Difesa Sadio Camara con un autobomba contro la sua abitazione.

Camara viveva, con il resto della giunta, asserragliato nel complesso militare di Kati e la sua morte infligge un duro colpo al governo del colonnello Assimi Goita che ormai controlla meno del 30% del territorio nazionale. Gli islamisti di Jnim, guidati da Iyad Ag Ghali, hanno affermato di aver preso il controllo di Kidal, una delle principali città del nord, la maggior parte delle posizioni maliane a Gao, nonché il pieno controllo di Mopti e della maggior parte delle roccaforti militari a Sévaré, nel centro del Paese.

In realtà queste località sono quasi tutte sotto il controllo del Fla ( Fronte di Liberazione dell’Azawad) l’ombrello che raduna i gruppi Tuareg che vogliono creare uno stato indipendente nel nord maliano. Il governo di Bamako ha confermato che almeno 16 persone sono rimaste ferite negli attacchi, che hanno preso di mira sia siti civili che militari, il portavoce Issa Ousmane Coulibaly, ha dichiarato che le violenze si sono scatenate la mattina del 25 aprile, descrivendole come un’operazione complessa e coordinata che avrebbe colto di sorpresa le Fama ( Forze Armate del Mali). Questo è stato uno dei più grandi attacchi coordinati in Mali degli ultimi anni e ha dimostrato l’incapacità del gruppo mercenario russo dell’Africa Corps di aiutare gli eserciti africani.

In Mali ormai da molti anni agiscono circa 1500 mercenari che rappresentano ufficiosamente gli interessi di Mosca, ma sono riusciti a malapena a difendere le loro posizioni sulla strada dell’aeroporto internazionale. Nel nord i russi hanno trattato con i Tuareg per poter ritirare i proprio soldati che si erano arresi e consegnati agli uomini blu del deserto. La situazione resta estremamente precaria e nonostante gli annunci di ripresa del controllo del territorio fatti dalla televisione nazionale nessuno esce di casa e si fanno scorte di provviste in vista di un altro possibile attacco.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi