E’ morto a soli 27 anni l’attore di origini australiane Harry Hains, celebre attore della famosa serie televisiva American Horror Story. Proprio oggi la serie tv americana è stata rinnovata fino alla tredicesima stagione, ma l’entusiasmo è stato stroncato dal dolore di questa giovane perdita. Conosciuto anche per aver recitato in altre serie tv come The OA e Sneaky Pete, soffriva di depressione e di disordini del sonno. Stando a quanto dichiarato dalla famiglia, nell’ultimo anno il giovane artista aveva assunto un comportamento autodistruttivo e nei mesi precedenti la morte avrebbe affrontato problemi di salute mentale e dipendenza. Morto lo scorso 7 gennaio, il suo funerale si terrà a Los Angeles il prossimo 12 gennaio.

A dare il triste annuncio della sua morte è stata la madre, Jane Badler, famosa attrice che ha recitato in Mission Impossible e Visitors. Sul suo account ufficiale su instagram ha scritto: “Il 7 gennaio è morto il mio meraviglioso ragazzo. Aveva 27 anni e una vita davanti. Sfortunatamente è stato sconfitto dalla depressione e dalle dipendenze. Una scintilla brillante che si è spenta troppo presto. Mi mancherai Harry ogni giorno della mia vita”, allegando alla triste dedica anche alcuni scatti dell’attore in compagnia dei genitori e del fratello Sam.

 

LA STORIA – Nato il 4 dicembre 1992 Harry Hains era originario di Melbourne ma si era trasferito prima a New York ed infine a Los Angeles quando la sua carriera da attore è decollata. Inoltre il 27enne era anche un modello e un musicista, diventando famoso anche per la sua fluidità gender sia nella vita reale che nella sua professione artistica. Aveva iniziato l’università intenzionato a laurearsi in medicina, ma aveva mollato tutto per trasferirsi a Londra. Infine è arrivato a Los Angeles per dedicarsi alla carriera da modello e fare fortuna come attore ad Hollywood.

CLUB 27 – Alla notizia della sua precoce scomparsa, il web ha reagito con sentimenti di dolore e sconcerto. Infatti è rimbalzata subito sui social la cosiddetta “maledizione dei 27”, un’espressione usata inizialmente nella stampa del settore musicale a partire dal 1994 quando, data la coincidenza dell’età, la morte di Kurt Cobain venne posta in relazione a quelle di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, morti tutti all’età di 27 anni nel breve periodo tra il 1969 e il 1971. Successivamente, l’espressione è stata estesa ad altri esponenti del mondo musicale che sono morti a 27 anni, come Amy Winehouse nel 2011, nonché ad alcuni morti a questa età in epoche precedenti, come Robert Johnson nel 1938. Accanto a questi vengono talvolta ricompresi nel club altri artisti deceduti all’età di 27 anni, come la bassista Kristen Pfaff, componente del gruppo Hole. I motivi dei decessi sono spesso riconducibili ad abuso di alcol o droga, incidenti e suicidio.

Redazione