Gli studenti non sono imbuti da riempire di conoscenze”. È l’ultima gaffe ‘involontaria’ della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, già al centro dell’attenzione per le continue retromarce e cambi di opinione su esami, bocciature e riaperture degli istituti scolastici per l’emergenza Coronavirus.

L’intento del ministro, con le parole diventate di fatto un tormentone sui social dove ha scatenato l’ironia di influencer e non, era di invitare i docenti all’utilizzo di metodi di insegnamento diversi per gli studenti, da non considerare “imbuti” da riempire. In molti le parole della Azzolina hanno ricordato Vulvia, il personaggio ideato da Corrado Guzzanti, presentatrice del canale tv educativo Rieducational Channel.

La ministra è corsa quindi a precisare che “l’imbuto di Norimberga è una metafora sull’apprendimento molto nota nel mondo della scuola: uno studente a cui vengono ‘versate’ nozioni in testa attraverso un imbuto. L’apprendimento non funziona così, i docenti lo sanno bene, ed è ciò che intendevo dire quando ho rievocato l’immagine dell’imbuto durante la conferenza di sabato”, ha scritto sui social la Azzolina.

“Qualcuno mi ha preso alla lettera soffermandosi sul fatto che gli imbuti non si riempiono ma si usano per riempire – ha sottolineato la ministra -. Capisco bene che si possa prestare a facili ironie, ci rido su anch’io. Ma ci tengo a tranquillizzare sul fatto che al Ministero non abbiamo provato ad infilare imbuti in testa ai ragazzi versandoci dei libri (liquefatti ovviamente), prima di dire che non funzioni…Per fortuna chiunque può informarsi su questo concetto usando un semplice motore di ricerca”.