Potrebbe esserci una storia di maltrattamenti dietro il suicidio di Simona Viceconte, 45 anni, e non l’emulazione del gesto della sorella Maura Viceconte, la campionessa italiana di maratona morta suicida lo scorso 19 febbraio 2019. Ne sono convinti gli inquirenti della Procura di Teramo, con il sostituto procuratore Enrica Medori che ha iscritto il marito della donna nel registro degli indagati con l’accusa di maltrattamenti familiari e per “responsabilità per dolo, colpa o preterintenzionale”.

Il corpo di Simona era stato trovato ieri privo di vita nei pressi di una ringhiera nel sottoscala del palazzo dove abitava nel quartiere di Colleatterrato, a Teramo. Data la modalità simile al suicidio della sorella e l’anniversario ormai prossimo della tragedia che aveva già scosso la famiglia, inizialmente l’emulazione del gesto era sembrata l’ipotesi più plausibile. Il lavoro degli investigatori ha inoltre portato a rinvenire un biglietto di commiato, indirizzato alle due figlie minorenni dalla donna.

Invece dalla Procura si sta procedendo verso un’altra direzione: come scrive il Corriere della Sera, sembrerebbe che il rapporto di Simona Viceconte col marito fosse in crisi e che la coppia fosse anche in fase di separazione dopo diversi tentativi di riconciliazione non andati a buon fine. L’iscrizione nel registro degli indagati del marito permetterà allo stesso di nominare un legale di fiducia che potrà assistere all’autopsia della donna.