“La folla psicologica è un’entità provvisoria composta da elementi eterogenei, momentaneamente congiunti, proprio nello stesso modo in cui le cellule di un corpo vivente formano con la loro unione un nuovo essere che presenta caratteri molto diversi da quelli di ciascuna di esse”. Per Freud una moltitudine di persone, per esistere necessitava di regole comuni e della condivisione di qualcosa. Intendeva il raggiungimento di un obiettivo ma anche l’andare contro delle regole. Mai come in questo momento nel quale siamo tutti impegnati contro un virus, le sue parole trovano riscontro nella realtà. Siamo sommersi da decreti, istruzioni da seguire, regole rigide, troviamo il modo di lamentarci e di criticarle ma in fondo ne abbiamo un disperato bisogno.

“In una situazione di emergenza, avere qualcuno che ci dica esattamente cosa fare ci deresponsabilizza e ci tranquillizza – spiega la psicologa relazionale Piera Maiello – e l’idea di seguire delle regole per il raggiungimento di un obiettivo ci fa sentire parte integrante di un gruppo rasserenandoci”. Avere una linea da seguire che ha scelto qualcun altro per noi ci fa anche arrabbiare, ma sostanzialmente ci fa sentire protetti. Ci arrabbiamo, per esempio, per le misure restrittive adottate dal governo e magari giudicate da noi troppo severe. Ma perché sentiamo la necessità di criticarle pur sapendo che probabilmente le seguiremo come il resto della comunità a cui apparteniamo?

“Questo è un meccanismo ambiguo – spiega Maiello – Per non avere la sensazione di perdere la nostra individualità ci scagliamo contro le regole: la critica ci differenzia dagli altri, ci fa sentire vivi e ci fa assaporare una sorta di potere”. Il potere di cui parla la psicologa è quello di decidere di non seguire le regole, ma il semplice fatto che qualcuno ce le abbia dettate ci rasserena portandoci via dalla situazione confusionale nella quale non sapevamo se seguire la folla o andarle contro. Non lo sapevamo perché nessuno ci aveva detto cosa fare.

L’esempio più semplice in questi giorni sono i discorsi di Giuseppe Conte. Quando il presidente del Consiglio annuncia la conferenza stampa straordinaria per illustrarci i provvedimenti adottati e le fasi successive dell’emergenza, ci sentiamo subito sollevati, ancor prima di sapere se saremo d’accordo o meno con quanto ci sarà comunicato. In quel momento sappiamo che qualcuno sta decidendo per noi e che solo in un secondo momento potremo fare la nostra scelta. “Immaginiamo una barca nel bel mezzo di una tempesta – conclude Maiello – e di non riuscire a vedere la costa. Non sappiamo da che parte andare e siamo in balia delle onde, ma se un faro illumina un pezzetto piccolissimo di costa, sapremo subito qual è la rotta da seguire per raggiungerlo. Solo allora potremo decidere se seguire le indicazioni o girare la prua della barca dall’altro lato”.