Internazionale Kids a Reggio Emilia, il festival di giornalismo per bambine e bambini dell’omonimo giornale, torna ad animare il capoluogo emiliano con tre giornate di eventi dedicati ai grandi temi dell’attualità e dell’informazione, dal 27 al 29 maggio. Al centro di questa nuova edizione, l’interpretazione di una realtà sempre più complessa e il potere che hanno le parole nella sua definizione. Si affrontano in questi giorni i temi più importanti per la costruzione di una cittadinanza responsabile, dalle notizie false alla guerra, dallo sport ai diritti, insieme a giornaliste e scrittori, fotografe e illustratori. Il rapporto con l’ambiente, in particolare, è oggi di primaria importanza: tra gli altri, partecipa al festival il divulgatore scientifico e fondatore di Geopop Andrea Moccia, che in un incontro in collaborazione con Iren metterà in luce l’importanza dell’economia circolare per un futuro sostenibile.

Quali sono, oggi, le principali sfide sul piano del riciclaggio dei rifiuti? Si tratta di materiali utilizzati, di raccolta e distribuzione, di impianti inadeguati o ancora di altro?
Io credo che la sfida più grande non sia materiale, concreta, ma sia una sfida di pensiero: secondo me la transizione deve avvenire prima di tutto nella nostra testa. Dobbiamo passare da un modello di pensiero lineare, per cui dopo aver utilizzato e consumato qualcosa si getta semplicemente via, a un modello circolare, dove il gesto di gettare via si ricollega al riutilizzo. Questo, per me, è il primo risultato a cui dobbiamo ambire. Poi chiaramente c’è il versante materiale. Per esempio, a Internazionale Kids a Reggio Emilia abbiamo presentato un video, in collaborazione con Iren, sul riciclo dell’organico, che prevede degli impianti dotati di biodigestori che purtroppo in Italia sono ancora troppo pochi. Questa è una tecnologia che ci permette di trasformare il nostro organico urbano in biometano e in compost ed è un esempio di soluzione che dovrebbe avere una maggiore diffusione.

Ha già avuto modo di sottolineare che l’inflazione della parola sostenibilità rischia di diventare controproducente rispetto alla percezione della crisi ecologica, portando a sottovalutare il suo impatto – e quello delle scelte collettive sull’ambiente. Come divulgatore, come si confronta con il pubblico, per informare senza allontanare?
Ho avuto modo di vedere attraverso la mia esperienza con Geopop, progetto di divulgazione scientifica seguito ormai da quasi 4 milioni di italiani, da cui abbiamo feedback ogni giorno, che il concetto di sostenibilità è talmente tanto utilizzato che forse sta diventando inflazionato, per cui non riesce più ad avere l’impatto necessario. Bisogna quindi utilizzarlo con i guanti, senza eccedere. Poi credo che proprio la parola “sostenibilità” vada rivista. I francesi, per esempio, l’hanno tradotta con développement durable, non sostenibile, dunque, ma durevole, che dura nel tempo. Ecco, questo concetto è molto potente. Evidenzia quello che è il punto del discorso sulla sostenibilità: che è e deve essere durevole. In ogni caso, sicuramente c’è molto bisogno di raccontare cos’è la sostenibilità, in varie forme, e in questo credo che la divulgazione svolga un ruolo fondamentale.

 

Per quanto riguarda i singoli, spesso si rintraccia una forte passività e sfiducia quando si tratta di responsabilità individuale. A cosa crede sia dovuto? Qual è il ruolo delle aziende?
Sempre grazie a Geopop ho avuto modo di notare un pensiero diffuso che mette costantemente in dubbio ciò che accade una volta che si è svolta la propria parte a casa. Fatta la differenziata, ci si domanda, cosa accade dopo ai rifiuti, quando arrivano in mano alle aziende? È diffusissima l’idea per cui quando l’organico viene raccolto, finisce per essere mischiato a tutto il resto. Ci sono stati episodi di questo tipo, ma questi casi sono l’eccezione e non possiamo permettere che un’eccezione limiti le nostre azioni e riduca la nostra attenzione. Comunque, le aziende hanno un ruolo fondamentale. Posso portare l’esempio dell’impianto di Iren in provincia di Savona, dove sono stato personalmente, ed è veramente efficiente, con una tecnologia all’avanguardia. Possiamo auspicare che ci siano più realtà come questa.

Molta sfiducia è legata anche alle difficoltà incontrate nell’ottenere informazioni chiare e affidabili. Come fare per orientarsi?
Oggi la comunità comincia a informarsi tantissimo tramite i social. Sappiamo, però, che sui social c’è di tutto e di più, anche una diffusa cattiva informazione che rende molto complicato riuscire a filtrare i canali giusti, che comunque ci sono. Esistono canali molto consistenti dal punto di vista scientifico, molto solidi sul piano delle fonti. Però è importante riuscire a selezionarli. Raccomando spesso alla community di Geopop di seguire poche pagine, anche a costo di metterci mesi per individuarle, e di cercare di essere sempre aggiornati, di vedere le novità, se emergono nuove realtà. Inoltre e soprattutto, consiglio di andare sempre a guardare le fonti. Se si legge un articolo, è importante verificare che citi fonti scientifiche valide. Ovviamente, noi di Geopop cerchiamo di essere una di queste realtà e fortunatamente le persone stanno rispondendo bene e con grande fiducia, proprio perché abbiamo dimostrato la nostra attenzione alla consistenza scientifica.

I bambini come accolgono questo genere di discorsi? Possono diventare ambasciatori di questi temi con i genitori?
Sicuramente dobbiamo fare dei passi avanti nelle scuole, perché i bambini sono la ricchezza più grande della società. La scuola è e deve essere il luogo più sacro della nostra società, perché è da lì che verranno le soluzioni per il prossimo futuro. Secondo me, dobbiamo veramente impegnarci con grande attenzione a coltivare queste menti. Il loro ruolo è e sarà fondamentale. Da quello che avverto io, i bambini accolgono questi discorsi come un gioco, come è giusto che sia, ma allo stesso tempo più seriamente di molti adulti, perché cercano di responsabilizzarsi senza pregiudizi e sospetti, di fare il proprio. Secondo me dovremmo imparare da loro, noi adulti.