Volano schiaffi e purghe nel Partito Comunista di Marco Rizzo. È una storia di espulsioni e contro-espulsioni quella che arriva dal minuscolo partitino di Rizzo, che nel corso degli anni è passato dallo storico PCI a Rifondazione Comunista, quindi creatori Comunisti-sinistra popolare diventato l’attuale Partito Comunista, in un cammino che nel tempo ha portato le sue posizioni sulla scia di quel rossobrunismo anti-Euro, anti-immigrazione, anti-Green pass e contrario alle politiche per i diritti civili.

Troppo per la Federazione milanese del partito, guidata a Luca Ricaldone, che non ha apprezzato il costante spostamento a destra di Rizzo e le alleanze con piccoli movimenti che variano dall’estrema destra e all’estrema sinistra fino ai cattolici, dall’ex pm Antonio Ingroia all’ex leghista Francesca Donato. A far saltare i nervi agli iscritti milanesi l’accordo elettorale con l’ultracattolica Popolo della famiglia di Mario Adinolfi in Sardegna.

Da qui la scelta, provocatoria, di espellere via Facebook il leader del Partito. Nel post di rottura con Rizzo si sottolinea infatti “una virata che si configura a tutti gli effetti come deriva elettoralista, di cui negli ultimi 18 mesi già avevamo visto diversi segnali, a iniziare dalla presenza del nome del segretario generale nel simbolo elettorale. Di fronte a tutto questo assistiamo non solo a un Partito che nell’ultimo Comitato centrale ha visto ben 8 compagni su 40 non votare la relazione del segretario; a questi se ne accompagnano altrettanti che, per un motivo o per l’altro, hanno apertamente espresso la loro contrarietà a tale virata“.

Perciò “avendo loro tradito il mandato del 3° Congresso, la federazione di Milano del Partito comunista decide a maggioranza di espellere tutto il gruppo dirigente del Partito, a cominciare dal segretario generale Marco Rizzo“.

Poche ore dopo però è arrivata la contromossa di Rizzo, con la purga nei confronti di chi voleva espellere il leader dei Comunisti. In un post che utilizza tra l’altro termini cari alla destra, “Zecche sulla criniera di un destriero”, è il presidente e rappresentante legale del Partito, Canzio Visentin, a rispondere per le rime.

In questo mondo dei social basta impossessarsi della password di Facebook di una federazione del Partito e decidere che il segretario nazionale è espulso. Di questi bontemponi si sta occupando la Commissione Centrale di garanzia e, per rimpinzare le casse, la tesoreria e gli avvocati – scrive Visentin -. Il segretario generale Marco Rizzo sta bene e gode della fiducia (certificata col voto ad ampia maggioranza – 7 voti contrari ed 1 astenuto – del Comitato Centrale del 25 Giugno) di tutto il Partito, che approva la scelta di unire le forze reali del dissenso in questo Paese”, è il messaggio, con la questione che rischia a questo punto di finire in un’aula di tribunale.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia