La puntata di Report dello scorso lunedì 4 ha innescato la reazione delle parti in causa. Anche perché interviene su un procedimento penale in corso presso la Corte d’appello di Palermo, quello sulla presunta “trattativa Stato-mafia”, con il Generale Mario Mori e il Colonnello Giuseppe De Donno che contestano su tutta la linea la ricostruzione messa in onda su RaiTre. Così i legali si sono riguardati la puntata e hanno preso appunti, messi nero su bianco in una nota che costituisce il preambolo di una segnalazione inoltrata alle autorità competenti.
Gli avvocati Basilio Milio e Francesco Antonio Romito si indirizzano al Presidente della Repubblica, al Vice Presidente del Csm, Davide Ermini; al Senatore Barachini, in qualità di presidente di vigilanza Rai, al Senatore Morra per la commissione antimafia e al Presidente Rai, Marcello Foa. Protestano nel merito e nel metodo, sottolineando le ripetute negligenze e le congetture sperticate che hanno riscontrato nella trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci. Al conduttore Rai era arrivata già prima della messa in onda una doverosa precisazione, declinando da parte di De Donno l’invito a partecipare come intervistato. Lo scorso 28 dicembre De Donno scrive al giornalista Mottola e a Ranucci: «La ringrazio per il cortese invito ma in linea con la decisione – del Gen. Mario Mori, mia e dei nostri difensori – di non interferire in alcun modo con lo svolgimento del procedimento penale a nostro carico con qualsiasi iniziativa che non sia il confronto dibattimentale nelle aule di Giustizia, dobbiamo declinare. Nella circostanza, confermandole la nostra totale estraneità ai fatti contestatici, le ricordo che potrà trovare ogni utile riferimento alla nostra posizione processuale negli atti ormai pubblici e nelle memorie difensive dei nostri legali che sono, eventualmente a sua disposizione per ogni chiarimento, nonché nelle sentenze di assoluzione ormai definitive quali quelle emesse nel processo per la cosiddetta mancata cattura di Provenzano – che ha visto imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu – e nel processo nei confronti dell’onorevole Calogero Mannino, coimputato nello stesso identico reato a noi contestato, sentenze che sono sicuro conosca e alle quali sono certo non mancherà di attingere per una veritiera ricostruzione dei fatti». E d’altronde, si incaricano di elencare i legali, la trasmissione fa stralcio delle sentenze di assoluzione passate in giudicato: quella del Tribunale di Palermo sent. n. 4035/2013; Corte di Appello di Palermo, sent. n. 2720/2016; Cass. sent. n. 39562/2017.GUP Palermo sent. n. 1744/2015; Corte di Appello di Palermo sent. n. 3920/19; Cassazione sent. emessa l’11.12.2020. Sentenze che, dando un’argomentata e documentata ricostruzione dei fatti, hanno valutato e giudicato anche le condotte di Mario Mori e Giuseppe De Donno circa una presunta trattativa tra lo Stato e “cosa nostra”, in relazione alla medesima fattispecie di cui all’art. 338 c.p.. Sentenze che la trasmissione, chissà perché, ignora.
Il danno è evidente, stando ai legali Basilio Milio e Francesco Antonio Romito: “L’inchiesta giornalistica, con un approccio rivelatosi del tutto deficiente dei necessari requisiti di completezza ed imparzialità, indica, come certamente avvenuta una trattativa tra uomini del Ros e Cosa Nostra, nonostante le menzionate pronunce l’abbiano esclusa, affrontando vicende oggetto di un delicato processo in corso, così determinando oggettivamente una indebita interferenza sullo stesso processo, anche attraverso interviste rilasciate dai magistrati inquirenti rappresentanti l’accusa nel processo del quale si sta svolgendo il II° grado”.
In effetti a procedimento aperto è davvero curioso che una parte del dibattimento si svolga nelle aule di Saxa Rubra, invece che in quelle di Palermo. E questo, recita ancora la missiva – “ Nonostante la RAI sia un ente assimilabile ad un’amministrazione pubblica, concessionaria dell’essenziale servizio pubblico radiotelevisivo”. Ecco che gli interessati ricostruiscono in una precisa memoria cronologica i fatti e le circostanze della cui travisazione accusano Report.

La “Trattativa del Gen. Mori con la mafia”.
Sia Di Matteo (minuti 1.05.30 e seguenti) che, più volte, il conduttore ed anche la voce narrante, nel corso della trasmissione, ripetono come un mantra che il Gen. Mori è “l’uomo che ha condotto la trattativa con la mafia nel periodo stragista” (minuti 9.15 e seguenti ed ancora minuti 1.13.30 e seguenti ed ancora 1.51.15 e seguenti). Si ha buon gioco nel sottolineare qualche “dimenticanza”. “Una imparziale informazione avrebbe, quanto meno, fatto conoscere ai telespettatori che già nel 2006 i giudici che hanno assolto il Gen. Mori ed il Cap. De Caprio hanno scritto una sentenza chiarissima”, dichiarano gli avvocati Milio e Romito.
Se gli elementi di carattere logico e fattuale di cui sopra sono idonei a smentire l’ipotesi della ‘Trattativa Stato-mafia’ avente ad oggetto la consegna del Riina, deve concludersi che più verosimilmente l’iniziativa del gen. Mori fu finalizzata solo a far apparire l’esistenza di un negoziato, al fine di carpire informazioni utili sulle dinamiche interne a “cosa nostra” e sull’individuazione dei latitanti. Sembra confermare una tale interpretazione anche il rilievo che il comportamento assunto dal cap. De Donno e dall’imputato apparirebbe viziato – ponendosi nell’ottica di una trattativa vera invece che simulata – da un’evidente ed illogica contraddizione, solo se si consideri che gli stessi si recarono dal Ciancimino a “trattare” chiedendo il massimo, la resa dei capi, senza avere nulla da offrire.” (Sentenza Mori-De Caprio, pagg. 116-117).
A parte questa sentenza, anche essa passata in giudicato, i giudici che hanno assolto il Gen. Mori ed il Col. Obinu nel 2013 sono andati oltre, precisando: “In tale contesto, l’eventualità che il col. Mori ed il cap. De Donno si siano attivati con lo scopo precipuo di evitare il ripetersi di iniziative stragiste di Cosa Nostra non potrebbero obliterare una semplice considerazione: detta, eventuale, finalità non potrebbe, di per sé, rivelare un atteggiamento volto a favorire le ragioni dei mafiosi ed, anzi, dovrebbe senz’altro apprezzarsi come lodevole”: così recita la sentenza del tribunale di Palermo, Sez. IV penale, n. 4035/2013, p. 158. Un documento di cui il pubblico di Report viene tenuto all’oscuro. E gli stessi giudici mettono le mani avanti, esecrando già nel 2013 il tentativo di fare dietrologia: “una interpretazione degli avvenimenti che non tenga conto della peculiarità dei contesti temporali in cui si è operato rischia di essere fuorviante e di fare apparire, attraverso facili dietrologie ed impropri richiami moralistici, senz’altro complicità o connivenze, gli sforzi di chi magari cercava in quei difficili momenti di evitare eventi sanguinosi in attesa di tempi migliori”. (Sentenza Tribunale di Palermo, Sez. IV penale, n. 4035/2013, p. 81. Nella stessa sentenza passata in giudicato la Corte di Appello ha valorizzato il lavoro “in un rapporto di esclusiva fiduciarietà coi Giudici Falcone e Borsellino fino alla loro morte” di Mori e De Donno, definendo poi i contatti con Vito Ciancimino come nient’altro che una “attività info-investigativa” (p. 756) finalizzata a “creare un rapporto fiduciario con costui per trasformarlo in confidente/infiltrato prima, e … collaboratore poi, sempre all’unico fine della cattura dei latitanti e della cessazione delle stragi” (p. 616). Anche tale sentenza è irrevocabile dall’11 dicembre 2020.
I riferimenti di Claudio Martelli alla “Trattativa”
Intervistando l’On. Claudio Martelli, Report ha chiesto all’allora Ministro della Giustizia:
“Lei ha raccontato solo dopo molti anni di aver saputo della trattativa, perché?
Claudio Martelli: pensai che fossimo davanti ad un comportamento molto anomalo da parte dei ROS, e la prima cosa dissi a Liliana Ferraro di informare Borsellino. Cosa dice Mori? “Sì, io ho incontrato Vito Ciancimino, l’ho incontrato, gli ho parlato” e la trattativa. “Sì ho trattato in questo senso, che gli ho detto “ma dobbiamo continuare con questo muro contromuro tra lo Stato e cosa nostra?”. Questo io lo trovo abbastanza stupefacente…..
Intervistatore: Quella trattativa fu un’iniziativa di polizia o un’iniziativa anche politica, con un mandante politico?
Claudio Martelli: “io penso di sì. Del Presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro” (minuti 1.53.30 e seguenti). Anche qui, il microscopio dei legali ha evidenziato l’inocularsi virale della cattiva informazione. Sul punto, si fa rilevare, manca qualche notizia utile: i giudici della Corte di Appello che hanno assolto Mannino hanno ritenuto “probabile che gli … ufficiali del Ros avessero informato di tale iniziativa anche Borsellino – che con Mori e De Donno aveva all’epoca un rapporto di assoluta ed esclusiva fiducia, tanto da chiedere di vederli, riservatamente, nei locali della Caserma dei Carabinieri e non in quelli della Procura, per parlare del rapporto “mafia-appalti”. Poco prima della sua uccisione – giacchè quando il giudice ne era stato informato dalla Ferraro, non ne era rimasto affatto stupito, né contrariato, rispondendo alla Dirigente degli Affari Penali del Ministero che andava bene e che se ne sarebbe occupato lui”. (Sentenza Corte di Appello di Palermo, Sez. I penale, n. 3920/2019, p. 752).
Se poi Report si fosse premurato di assumere informazioni dai legali, avrebbero acclarato come il Presidente Scalfaro non risulta esser stato mai indagato, tantomeno imputato, sebbene nel capo di imputazione figurino i defunti Francesco Di Maggio e Vincenzo Parisi. Peraltro, Martelli aveva già parlato. In un’aula vera di tribunale, senza telecamere e montatori. Rileggendo il verbale dell’udienza 15 giugno 2016, troviamo a pag.162 e 163: “Io non ho mai pensato che fossimo di fronte… Sa un conto poi, ripeto, è estremamente evidente, un conto è dire: la trattativa tra Stato e mafia. Beh, scambiare due ufficiali dei Carabinieri per Stato già mi sembrerebbe una certa approssimazione generalizzante, no? Poi se per questo si intende quello che lo stesso colonnello Mori ha dichiarato a Firenze, l’intervista è stata data in tutte le televisioni d’Italia, io l’ho vista lì e ho fatto un salto, trattativa. Ma certo che io ho trattato, c’è stata la trattativa, c’è stata la trattativa con Ciancimino”. Conclude Martelli: “E quando poi è finita la trattativa con Ciancimino, i miei collaboratori mi hanno detto: ‘Eh, ma cos’è? Non hai guadagnato nulla’. E Mori ci tenne a dire: ‘No, non è vero, si è creata una premessa che sarà utile anche in futuro’. Ma questa che c’è stata, questa è trattativa Stato – mafia forse? No”.