Servizio deviato. Ecco come si potrebbe classificare la puntata di Report del 4 gennaio, la docufiction andata in onda su RaiTre a sostegno delle tesi dell’accusa nel processo d’appello “Trattativa”; un servizio deviato da opinioni di parte e tesi bizzarre (su tutte: la moltiplicazione delle agende rosse di Borsellino) sostenute da un testimone contestato e controverso quale Salvatore Baiardo.

«Nel corso della trasmissione Report – scrivono gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini, che tutelano Silvio Berlusconisono state riportate come se fossero acclarate e veritiere affermazioni e indicazioni destituite di ogni fondamento e in molti casi palesemente inverosimili riguardanti il presidente Berlusconi». I due legali hanno stilato una nota in cui parlano di una trasmissione «con tesi preconfezionate mosse da evidente pregiudizio, senza alcun contraddittorio, e palesemente diffamatorie. Ci si riserva, quindi, ogni iniziativa giudiziaria del caso».

La presa di posizione dei due legali è tanto più decisa in quanto l’esito del tam-tam mediatico (“Sarà una puntata storica”, aveva preannunciato Ranucci) è stata seguitissima, avendo raccolto davanti al video 2.957.000 spettatori, share dell’11.5%. Abbiamo chiesto un parere all’avvocato Coppi, che di processi di quel filone ne ha seguiti tanti, vincendone non pochi.

La trasmissione Report partecipa all’Appello, anzi lo anticipa e quasi vorrebbe anche superarlo.
Ho visto la trasmissione. Partendo dal principio della libertà di manifestazione del pensiero, ognuno su un tema che può essere di interesse generale, com’è tutto quello che riguarda Berlusconi, può dire quel che vuole. Poi però c’è il rovescio della medaglia: ciascuno si assume la responsabilità di quel che dice, se le cose che afferma non sono vere o sono presentate in maniera non corretta, ci sono responsabilità di natura penale o civile, senza dimenticare che in questa sede possono essere avanzate richieste di risarcimento del danno.

Stato-mafia contro mafia-appalti. Non se ne era occupato già anche Falcone?
È un tema ricorrente: siamo costretti a rivivere ciclicamente lo stesso teorema. Come in tutta la storia di Andreotti, che malgrado le sentenze ogni tanto ricicciava come mafioso, non perché lo avesse stabilito la giustizia ma perché così era finito per essere sulla bocca di tutti. Mi sono fatto l’opinione che una cosa è vincere in aula di tribunale, e un’altra è vincere sull’opinione pubblica. Alla vulgata ci dobbiamo quasi abituare, anche chi di noi conosce la verità delle carte.

Il terzo livello che governa la mafia, questa super cupola fatta di servizi segreti e politica, che cos’è?
Fantascienza. Una cosa impossibile, ma che ha una narrazione avvincente. Sono cose talmente inverosimili, talmente contrarie all’idea stessa di Stato, che chi le concepisce dimostra di non avere alcuna fiducia nell’ordinamento democratico, nella politica e appunto, nello Stato stesso. Non capisco come avrebbe potuto reggersi in piedi uno Stato basato sulla commistione tra poteri deviati e grande criminalità organizzata. Ma basterebbe un po’ di buon senso per fermarsi un po’ prima…

Perché su certi temi il buonsenso fatica a farsi strada?
Perché il buonsenso è merce rara, mentre forse il sensazionalismo vende di più. E poi il buonsenso dovrebbe essere unito alla buona fede, all’approfondimento delle cose, perché anche altrimenti io mi metto a disquisire dell’esistenza di Dio…

E non ha in mano le carte che la provano, diciamo.
Ecco, appunto. E allora non mi metto a iniziare quella disquisizione.

Cosa si può fare di riparatorio? Una puntata di Report più obiettiva?
Mah, non è facile. Questa puntata riequilibratrice chi la fa, chi la conduce, con quali contributi? Si sta celebrando il processo di appello, l’informazione dovrebbe seguire la giustizia, non precederla o incoraggiare questa o quella conclusione. Alla fine tutto si risolve con i risarcimenti economici, e eventualmente – ma vanno fatti i conti con tanti problemi – con le sospensioni delle attività.

Ma il Csm potrebbe, dovrebbe dire la sua, per i magistrati che armano i processi in tv?
Ormai dal punto di vista del processo mediatico si è diffusa una prassi per la quale i magistrati intervengono in tv quando vogliono, non mi scandalizzo più di tanto. Anche perché da parte dei magistrati si presume possano dire quello che credono, purché sia in buona fede. Ecco, glielo voglio concedere: possiamo sbagliare tutti, l’importante è essere in buona fede.

https://video.ilriformista.it/report-su-trattativa-stato-mafia-SQ6fAjua8J

 

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.