La crisi delle democrazie e i governi che non danno fastidio a nessuno
La volpe Giorgia, Meloni si dedica più alle relazioni globali, con buone performances, che a spicciare le faccende di casa

Caro Mario,
Houellebecq, con il suo sperimentato fiuto da rabdomante, coglie un punto che riguarda non solo la Francia, ma le democrazie occidentali. Tutti noi tendiamo ormai a pensare che i governi – quasi per loro natura – sono cattivi o, nei casi migliori, inutili. Non è “anarchismo”, ma qualcosa che gli somiglia: oggi – e per fortuna – noi cittadini siamo generalmente più liberi e autonomi nelle scelte fondamentali che compiamo, la nostra vita non è legata a filo doppio alle strategie dei governi nazionali e ai ghirigori della politica come in passato.
Basta pensare solo un attimo a come si sono rinsecchite le prerogative dello Stato-Moloch di un tempo, oggi deprivato di funzioni – quasi di senso – dalla globalizzazione, dall’integrazione dei mercati, dal trasferimento di competenze verso l’alto (l’Europa) o verso il basso (territori), bypassato dalle comunicazioni globali, dalle transazioni finanziarie, dalle privatizzazioni, dalle sfide transnazionali (sanitarie, ambientali etc…). In questo quadro fanno sinceramente sorridere i cosiddetti neonazionalisti che si illudono di rimettere il dentifricio del mondo nel tubetto di un paese solo. Possono pensarci Cina e Usa, forse. Mentre i nostri eroi del sovranismo, alla periferia del mondo, possono pure fare i fenomeni sul breve, ma alla lunga non andranno da nessuna parte.
Tutto questo Giorgia Meloni – che è persona intelligente – lo sa. Tanto è vero che si dedica più alle relazioni globali, e con buone performances, che a spicciare le faccende di casa, dove pure ha la necessità di rafforzare e gestire il consenso. Per questo mantiene tanta cura nel coltivare la sua comunità: ne ha bisogno perché sa che – allentando i legami con il suo popolo, da governante “pura” – finirebbe per ritrovarsi nelle mani il solo guscio bacato di uno Stato che non tollera cambiamenti, e cui neppure la realizzazione dell’agognato premierato potrebbe ridare un ruolo ormai perduto. Piaccia o no, Giorgia è una volpe, caro Mario. E – visto che richiami la postura “andreottiana” del suo governo – penso che non intenda certo finire in pellicceria.
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