Contrariamente al peso storico che avranno i suoi libri, sosteneva Thoreau: «Un libro è davvero buono quando si guadagna ben poca attenzione. È talmente stimolante che mi invoglia a fare piuttosto che a leggerlo. Mi fa venire voglia di metterlo giù e cominciare a vivere in base ai suoi consigli».  Difficile dire se la lettura del Journal induca più a ritirarsi nella foresta o se invogli di più a continuare a leggere all’infinito i suoi diari. Di fatto queste pagine sono a volte spassose: «Odio i musei, non c’è nulla che mi gravi di più sullo spirito. Sono le catacombe della natura. Un verde germoglio di primavera, un amento di salice, il debole richiamo di un passero migrante basterebbero a rimettere in piedi il mondo intero.

La vita contenuta in un singolo ciuffo d’erba verde vale di più di tutta quella morta. I musei sono natura morta collezionata da uomini morti»; a volte irriverenti: «Il solo pensiero della spregevolezza dei politici basta a rovinarmi una passeggiata», a volte sono esattamente ciò che ci si aspetta che siano, imbevuti della sua proverbiale attrazione per alberi e foglie, una devozione per i boschi ricorsiva e senza freni: «L’altro giorno stavo cercando di descrivere il piacere che mi dà passeggiare da solo nei boschi lontano dalla città».

Oggi che nel dibattito internazionale si discute tanto di climate fiction – la letteratura che si interroga sui cambiamenti climatici – e di antropocene, Thoreau è destinato ad essere sempre più visto come un anticipatore di temi che saranno all’ordine del giorno: «È sempre più raro che un territorio non mostri ferite fresche o cicatrici indelebili che rivelino il passaggio più o meno recente dell’uomo», scriveva. A giudicare dai diari, questa sua fama postuma, il suo destino di nostro contemporaneo, lo avrebbe lasciato indifferente. Da vero anticonformista, sempre allergico alle formalità, alle “buone maniere”, alle banalità dette e pensate, aveva sempre la testa rivolta verso avvenimenti minuscoli in cui coglieva verità epocali e simboliche, verità che una volta annotate sui diari si trasformavano in rivelazioni potentissime: “Il grano cresce di notte”.