Nero su nero non tinge, l’arte scura è un ossimoro perché l’arte nasce come derivato del sole: lo sforzo di Apollo che trascina la luce sul carro, l’astro ma anche la poesia, la musica, le arti mediche. Quando il futuro avrà spazzato via il buio degli ultimi decenni, nella casella arte non ci troverà granché, e minima sarà stata la fatica di Apollo, bisognerà sbirciare nei margini, fra gli esclusi. La ragione dell’arte è la luce, la commedia che inframmezza la tragedia per i greci, l’umanizzazione del potere che ha un senso nella contestazione, nell’immanenza di un argine. Certo, bisogna averli in ogni generazione i Pasolini, gli accordi rovesciati dei Pastorius e le fughe sfrenate dei Clash. I poster del Che o di Faber nelle camerette non bastano a fare rivoluzione. Nell’ultimo quarto di secolo una parte si è fatto potere e contestazione al potere, sbirro e brigante insieme. Al cinema, in tv, sui libri sono nati solo eroi positivi: uomini in toga, divisa, tunica, capaci di risolvere tutto, non c’è stato cantante che non abbia provato a misurarsi con la legalità.

Le controversie che infiammano l’anima sono finite sotto la schiuma di un’orda di pompieri che hanno spruzzato polveri e invocato regole. E non è che le regole non servano o non hanno una loro funzione, solo che il potere le mette e l’arte ne stempera la durezza. E non ci può essere la luce che si spegne per assecondare il buio. L’arte non lo può mai sostenere il potere, perché il potere non è buono in sé, chiunque di noi lo eserciti. L’arte che semina manette è ossequio al potere, servigio. Per quanto illuminato, il potente andrà sempre criticato, mai sostenuto. E di chi canta, scrive o dipinge e ogni tre note, parole o pennellate, ci infila dentro una regola, diffidate. Sono anni strani i nostri, in genere le espressioni artistiche, la cultura, servono a filtrare la pancia, l’istinto, i moti di male che sono connaturati alle moltitudini umane. L’arte è avanguardia che apre strade, nel nostro tempo buio musici e scrittori assecondano il fiele, si fanno interpreti dell’odio, della mediocrità. Sono tristi gli anni fatti così, ma passeranno, sono sempre passati.