Tolta la calotta da pallanuoto, è tornata ad indossare la mascherina verde da infermiera per tornare sul fronte dell’emergenza Coronavirus. È la battaglia di Giulia Viacava, nazionale azzurra del Settorosa di pallanuoto, tornata in prima linea per combattere l’epidemia di Covid-19 in una residenza per anziani a Genova. Lo sport si è fermato in tutto il Paese, così come la sua squadra, la Orizzonte Catania, e così Giulia sta ‘sfruttando’ la sua laurea triennale in infermieristica per dare una mano nell’emergenza.

“Non posso allenarmi e non voglio essere inutile in un momento come questo. Ho un’abilità, usiamola”, spiega Giulia al Corriere della Sera. Una situazione drammatica, come racconta la stessa atleta della Nazionale, dato che il personale nelle Rsa è ridotto all’osso e gli ospiti delle residenze per anziani sono quelli maggiormente a rischio. “Nel turno di notte — spiega Giulia — sono sola con un operatore sanitario per una cinquantina di ospiti, in certi momenti sono stati anche di più”.

Laureata in scienze infermieristiche, la pallanuotista del Setterosa Giulia Viacava è in prima linea nella battaglia…

Gepostet von Italia Team am Dienstag, 7. April 2020

Un lavoro sfiancante, come ammesso anche da chi è abituata a stare ore in vasca ai massimi livelli: “Non mi aspettavo che fosse così impegnativo – spiega infatti Viacava – Oggi dalle 7 di mattina alle 9 di sera, credo di non essermi mai seduta e non vedo l’ora di andare a dormire. Ma oltre alla forma fisica è importante quella mentale, mantenere equilibrio, serenità, tenere il cervello in esercizio. Può sembrare strano ma anche avere in testa gli schemi della pallanuoto e essere abituata a elaborarli è utile”.

Per Giulia si tratta di una ‘tradizione di famiglia’, col padre chirurgo e la madre infermiera. Così come naturale le è sembrata la decisione di aiutare gli anziani in una Rsa: “E’ proprio quello che volevo. Mi piacciono i miei vecchietti. Magari fanno i capricci, non vogliono mangiare o andare a dormire, a volte sono quasi come bambini. Sono loro adesso i più fragili, quelli che hanno bisogno. In loro vedo i miei nonni. I nostri nonni hanno fatto tanto, dato tanto, tutta la vita, ora è il momento per noi di restituire”.