Stordita ma non uccisa dai farmaci a base di benzodiazepine e poi soffocata con un cuscino mentre dormiva sotto effetto di ansiolitici così da non potersi difendere. E’ questa l’ipotesi principalmente battuta dagli investigatori sull’omicidio di Laura Ziliani, la 55enne vigilessa scomparsa l’8 maggio a Temù (Brescia) e ritrovata cadavere tre mesi dopo, l’8 agosto.

Per l’omicidio della donna sono state arrestate nei giorni scorsi le due figlie Silvia e Paola Zani, 26 e 19 anni, e Mirto Milani, 27 anni (fidanzato di Silvia), che ora dovranno difendersi dall’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Adesso bisogna vedere quali elementi sul cadavere, a distanza di 140 giorni dal decesso, possono ancora essere trovati a sostegno della tesi del soffocamento non violento.

Dall’autopsia non sono emersi segni di violenza sul copro di Laura Ziliani mentre i preliminari accertamenti tossicologici eseguiti dall’istituto di medicina legale di Brescia hanno riscontrato la presenza di benzodiazepine nel corpo dell’ex vigilessa. Farmaco ansiolitico trovato nell’abitazione dove vivevano le due figli e Milani.

Intanto è in programma per martedì 28 settembre l’interrogatorio di garanzia di Mirto Milani, Silvia e Paola Zani. Le due sorelle sono recluse nella stessa cella nel carcere bresciano di Verziano, mentre Mirto si trova nell’altro carcere di Brescia, Canton Mombello.

La pianificazione e i depistaggi

Un omicidio maturato da tempo (già ad aprile avevano tentato di uccidere la madre avvelenandola con una tisana) e dal movente di natura prettamente economica quello che ha spinto il trio (estranea la terza figlia, disabile e parte offesa in questa storia, affidata a un amministratore di sostegno), con le due ragazze apparse impassibili dopo l’arresto ma che nei giorni successivi alla finta scomparsa della madre si mostravano in lacrime davanti alle telecamere mentre chiedevano aiuto nelle ricerche.

I tre avevano studiato su un canale crime come “uccidere la gente” provando ingenuamente a seguire le regole per un delitto perfetto e già progettavano il loro futuro tra vacanze, l’acquisto di un’auto e l’aumento degli affitti del patrimonio immobiliare, circa una decina di immobili, lasciato dal papà commercialista (Paolo Zani) morto in passato.

Nelle intercettazioni è emerso come Paola Zani, preoccupata, aveva raccontato a un’amica al telefono come Mirto aveva “fatto delle ricerche su un canale Youtube Crime per il delitto perfetto”. Canale al quale erano iscritte anche le due sorelle. Inoltre sempre Paola temeva che, dopo il sequestro dei pc da parte dei carabinieri, potessero uscire fuori questi aspetti.

Il 31 maggio scorso, Milani diceva poi ad un amico che Laura Ziliani “si era preparata una macchina per svignarsela” aggiungendo che “sto pensando che magari ha dirottato i soldi su un altro conto e sta facendo la bella vita da qualche parte”. “Lei andava in giro con la macchina da 50.000 euro, si faceva gli aperitivi a pranzo e cena…andava al cinema, faceva un sacco di cose…si comprava una tonnellata di scarpe, di vestiti. La situazione è disastrosa, lei spendeva più di quello che prendeva…”. Il ragazzo ipotizza una situazione disastrosa, smentita dalle indagini che non evidenziano alcuna posizione debitoria della vittima.

Un ruolo decisivo in questa terribile storia quello avuto Mirto Milani, poco gradito alla madre delle due giovani perché “voleva gestire il patrimonio familiare”. Significativo in questa direzione anche il racconto della nonna, Marisa Cirella, madre della vittima: “Mirto e le mie nipoti sono sempre stati troppo attaccati al denaro”. Lo diceva ribadiva anche Lucia, la terza sorella autistica: “Le mie sorelle la trattavano male e si arrabbiavano con lei perché dicevano che non le manteneva, volevano più soldi”. Soldi che Silvia, la sorella maggiore, guadagnava lavorando in una casa di riposa ma alla scadenza del contratto (guarda caso il 7 maggio scorso) aveva deciso di non proseguire il rapporto lavorativo.

Nelle 38 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del Tribunale di Brescia Alessandra Sabatucci, viene riportata la testimonianza decisiva di un vicino di casa che lo scorso 25 maggio vede Mirto e Silvia lasciare una scarpa della 55enne poco distante dall’abitazione. In precedenza, due giorni prima, era stata ritrovata la prima scarpa di marca Salomon vicino al fiume Oglio, non molto distante dal luogo dove è stato ritrovato il cadavere, in un punto che sarebbe incompatibile con la direzione verso monte che avrebbe intrapreso la Ziliani.

A confermare la presenza nella zona della coppia di fidanzati  le celle a cui erano agganciati i cellulari oltre ai lettori di targhe che hanno identificato l’Opel Meriva di Silvia. Non contento, il trio nei giorni successivi aveva gettato un paio di jeans nel torrente Fiumeclo, raccontando dopo il rinvenimento che erano i pantaloni che indossava la madre la mattina della scomparsa. Particolare questo smentito dal compagno della vittima che ha spiegato che Laura andava a fare escursioni in montagna utilizzando solo abiti tecnici.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.