Riqualificazione delle periferie delle grandi città, a cominciare da Napoli, e sviluppo di una rete infrastrutturale che accorci le distanze tra le aree interne e la fascia costiera della Campania. Ecco i grandi progetti che imprenditori del calibro di Gianni Lettieri e Costanzo Jannotti Pecci, in passato entrambi alla guida degli industriali partenopei, suggeriscono di realizzare utilizzando i fondi messi a disposizione dall’Unione europea. I dati contenuti nel dossier Open Coesione, stilato dal Ministero delle Finanze, dimostrano come la Campania abbia impegnato o speso solo una piccola parte delle risorse veicolate attraverso il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo europeo di sviluppo rurale (Fesr). Da un’analisi più approfondita, inoltre, è emerso come le Regioni del Sud tendano a investire i fondi europei in infrastrutture per la mobilità: una strategia spesso dettata dalla necessità di accelerare la spesa e scongiurare il disimpegno delle risorse europee, visto che l’esborso nel settore dei trasporti è più facile da certificare rispetto a quanto avviene in ambiti più complessi come sostegno alle imprese e promozione del lavoro. Nord e Centro preferiscono puntare rispettivamente su formazione e tecnologia, con risultati migliori in termini di sviluppo e occupazione. E allora è il caso che al Sud si cambi strategia? Per Lettieri i fondi europei andrebbero investiti innanzitutto nella riqualificazione delle periferie, così da creare posti di lavoro e garantire quei requisiti minimi di vivibilità che in molte zone dell’hinterland napoletano, per esempio, mancano del tutto. «Ma le infrastrutture sono altrettanto indispensabili per la Campania e per il resto del Mezzogiorno – continua Lettieri – Il Nord può permettersi di puntare su altri settori perché, a quelle latitudini, la rete infrastrutturale è già forte. Ma è impensabile lo sviluppo delle regioni meridionali senza completare l’Alta Velocità tra Napoli e Bari e senza dotare le aree interne di strade e ferrovie». Opinione condivisa da Jannotti Pecci che si spinge oltre, auspicando una forte spesa di fondi europei anche per realizzare importanti progetti in ambito ambientale. «Per stimolare lo sviluppo delle aree interne e decongestionare le località costiere – dice l’ex presidente di Federterme – bisogna costruire infrastrutture che consentano a chi vive nelle prime di raggiungere rapidamente le seconde. Poi serve il potenziamento della rete ferroviaria, del trasporto su gomma e via mare. E sempre con i fondi europei vanno finanziati interventi contro il dissesto idrogeologico e la costruzione di un termovalorizzatore per provincia in modo tale da risolvere una volta e per sempre il problema dei rifiuti». Le priorità delle grandi imprese sono chiare, dunque. Resta l’incapacità delle istituzioni di spendere i fondi europei. E questo, secondo Lettieri, è da addebitare alla mancanza di capacità progettuale ed esecutiva tra gli amministratori pubblici che sono chiamati a gestire le risorse provenienti dall’Europa: «Se hai un’idea e disponi pure dei finanziamenti, non puoi non realizzare un’opera. È grave che, nel corso degli anni, il Sud abbia perso dieci miliardi di fondi europei non investiti, quindi tornati alla “casa madre” e infine assegnati ai Paesi che hanno dimostrato maggiori capcità di spesa. Questa mancanza di execution deprime il Sud e, nello stesso tempo, rafforza i suoi concorrenti sui mercati». Per Jannotti Pecci, invece, il problema sta nei troppi interlocutori con cui la Regione, ente di programmazione, deve confrontarsi durante l’iter di realizzazione di un progetto finanziato con fondi europei: «Il metodo della concertazione è inficiato dalla presenza di troppe sigle farlocche tra i sindacati e le associazioni datoriali. Basta, riduciamo al minimo indispensabile i soggetti che devono esprimersi sulla realizzazione di una qualsiasi strategia per lo sviluppo». Insomma, non c’è tempo da perdere: i fondi europei vanno spesi rapidamente per colmare il gap tra Nord e Sud. «Bisogna utilizzarli per fare in modo che il Mezzogiorno cresca a ritmi più sostenuti – concludono Lettieri e Jannotti Pecci – Nessuno deve dimenticare che sostenere la crescita del Sud è indispensabile per rilanciare l’intero Paese».