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Legge elettorale, gli italiani vogliono il ballottaggio: perché è la formula migliore
Sappiamo come sta nascendo la nuova proposta di riforma elettorale, voluta da Giorgia Meloni e dal centrodestra: non ci saranno più i collegi uninominali, dove si poteva votare la proposta di un candidato, magari anche diverso dal proprio partito, se convinceva maggiormente; non ci saranno, come da decenni a questa parte, le preferenze, dove in qualche modo si potrebbe scegliere il proprio parlamentare preferito. I candidati saranno quelli che indica il partito.
La soglia del 42%
E i risultati del voto porteranno a situazioni parecchio differenti se, per puro caso, la coalizione più votata supera oppure non supera il 42% sia alla Camera che al Senato. Se lo supera, quella coalizione avrà un enorme premio di maggioranza; se non lo supera, la situazione nei due rami del Parlamento sarà una sorta di stallo, con alleanze che saranno decise da accordi di partiti, con conseguenze imprevedibili a livello governativo.
O premio di maggioranza o una gran confusione
Così, i due possibili risultati, con la riforma attuale, saranno o una coalizione con un gigantesco premio di maggioranza, anche se vince di un solo voto, oppure una gran confusione dove le decisioni verranno prese da accordi tra i partiti o da governi tecnici. Tutto troppo aleatorio: il centrodestra potrebbe prevalere di qualche voto se si alleasse con Vannacci, oppure perdere di qualche voto se non si alleasse con lui, così come potrebbe accadere al centrosinistra se si allea o meno ad esempio con Calenda. Non è quello che vogliono gli italiani: non vogliono un’enorme maggioranza, grazie magari alla possibile alleanza con questo o quel piccolo partito, con una possibile vittoria per un pugno di voti. Con l’altra parte politica che si mangia le mani per non aver stretto accordi con un partitino, che gli avrebbe dato un 2% in più di consensi.
Il ballottaggio sul modello delle Comunali
Gli italiani devono poter scegliere a ragion veduta. Ricordiamo quel che accade alle elezioni comunali: se nessun candidato supera il 50%, i primi due si scontrano in un ballottaggio dove gli elettori scelgono quale potrebbe essere il miglior sindaco (o il meno peggio, se vogliamo), con il voto anche di coloro che al primo turno avevano preferito altri candidati. Una specie di trionfo della democrazia: certo, anche in questo caso il primo potrebbe vincere per una manciata di voti, ma – come nei referendum – la scelta è stare da una parte o dall’altra, e chi si astiene accetta il responso di chi ha votato. Perché non adottare questo modello anche in campo nazionale, per decidere chi, tra le due coalizioni più votate, piace maggiormente agli italiani (o chi è il meno peggio)? Semplice ma chiaro, con scarse possibilità di manovre nascoste.
Gli Italiani vogliono scegliere chi li governerà
Una richiesta che giunge in questi giorni da molte parti, giuristi, politologi, studiosi elettorali, docenti universitari, uomini politici, e soprattutto da molti cittadini, che vogliono poter scegliere chi li governerà, dopo magari aver espresso nel primo turno il loro “voto del cuore”. Un voto razionale, poi, nel secondo turno di ballottaggio. La formula elettorale migliore.
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